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Ricerca – Intervento “I temi dei laboratori” di Maurizio Covarelli La seconda fase del progetto[1], tuttora in corso, prevede l’attuazione di Laboratori Tematici da attivare all’interno degli abituali incontri che il SAT organizza il giovedì sera.
Senza appesantire il presente contributo con una descrizione dettagliata delle tesi emerse durante l’analisi dei dati rilevati dalla ricerca, è opportuno in questa sede sottolineare alcuni aspetti essenziali, che ci hanno fornito la base su cui sintetizzare i temi di approfondimento tematico. Mantenendoci in linea con l’ipotesi di ricerca avanzata, rivolgiamo fin dall’inizio estrema attenzione agli strumenti di comunicazione privilegiati dagli intervistati; risulta subito evidente l’elevato interesse mostrato principalmente verso la televisione (soprattutto tra i giovanissimi), la radio, ed in parte verso internet. Il rapporto con l’esterno risulta cioè mediato principalmente da media ad alto contenuto di virtualità. Viene mantenuto comunque alto l’apprezzamento per l’attività relazionale “faccia a faccia” (orale) durante i rapporti interindividuali, anche se, a tale relazionalità, sembra aggiungersi sempre più frequentemente la mediazione di strumenti informatici di natura neo-orale (sms, cellulare).
Quello che emerge dunque – facendo riferimento anche agli elevati periodi di fruizione di tali media - è che il campione intervistato possa essere probabilmente è particolarmente abituato ed attratto da una forma relazionale più di natura immaginativa e virtuale che dal contatto diretto con l’ambiente di riferimento, e che tale esperienza possa essere dominante anche durante i rapporti diretti con “alter”.
In particolare, sembra che proprio durante il contatto più diretto e meno indotto dalle necessità, cioè quello che prevede una scelta strettamente individuale nel rapporto con l’esterno (tempo libero), le relazioni mediate da strumenti informatici siano apprezzate ed utilizzate alla pari di quelle orali (faccia a faccia), quelle cioè fondate sulla percezione sensiva dell’ambiente, superando ampiamente quelle dal carattere strettamente tipografico (epistolari).
Concentrandosi sui motivi relazionali delle insoddisfazioni (ad es. in ambito lavorativo) maggiormente percepite dai partecipanti al sondaggio, notiamo che essi si possono riassumere, in estrema sintesi, all’interno di due categorie principali: a) difficoltà nei rapporti con i colleghi; b) impossibilità a esprimere le proprie capacità.
Difficoltà, perciò, nelle relazioni e nel far emergere o esaltare le proprie caratteristiche individuali:
A tale proposito si potrebbe ipotizzare che vi sia una relazione tra i due tipi di disagi nonostante che, a secondo dei casi, possa essere percepito prevalente uno o l’altro: nello scontro di ruolo - caratterizzante i rapporti di natura lavorativa in cui il singolo, spesso, investe affettivamente molto - “alter” potrebbe essere percepito come un probabile competitore e/o un ostacolo per l’affermazione della propria soggettività (per sé), in un contesto a volte viziato dal pregiudizio.
Lo scontro di ruolo tra i singoli, di conseguenza, può tradursi in ostacolo comunicativo.
Dai dati in nostro possesso, è interessante notare che alle due categorie di “insoddisfazione” prima evidenziate (“difficoltà nei rapporti con i colleghi” e “difficoltà ad esprimere le mie capacità”), corrispondono i più alti valori percentuali di fruizione filmica (76,5% e 69,0%); A tale riguardo, ed in base a riflessioni ed assunti di natura socioterapeutica, è opportuno concentrarsi sull’ipotesi che gli infiniti modelli individualistici d’azione proposti dai protagonisti di tali film, una volta vissuti nell’”immaginazione”, scelti ed investiti affettivamente dai singoli, possono fungere da condizionamenti soprattutto per le fasce giovanili e proiettati dalle stesse nei sistemi interazionali in cui si trovano ad agire (nel caso specifico quello lavorativo), pur essendo peraltro difficilmente realizzabili; tra l’altro, come l’analisi socioterapeutica mette in evidenza, l’atteggiamento dominante - proprio della cultura della soggettività - difficilmente porta il singolo a mettere in discussione le proprie convinzione - inducendolo più frequentemente ad incolpare “alter” dei propri fallimenti (ipotesi confermata dai dati, che riportano come il 61,6% dei casi considera comunque dominante la propria opinione).
Ad una pluralità di modelli possibili a livello immaginativo perciò, non corrispondono altrettanti “possibili” a livello realizzativo.
Può essere questa una probabile causa di disagio, percepita, seppur a vari livelli, come “difficoltà ad esprimersi”? Se l’atteggiamento di “alter” non è conforme alla realtà rappresentata dal singolo, può diventare il primo un limite all’interpretazione personale, e percepito come probabile competitore (se non un ostacolo)? E l’identificazione di un tale limite nell’imposizione della propria realtà (cioè per come rappresentata dall’individuo) come può essere superato dal singolo?
Poste queste prime domande, tali saranno poste e sviluppate direttamente con i partecipanti ai gruppi, con lo scopo di riflettere direttamente sul tipo di legame esistente tra l’esigenza di affermarsi come soggetto e la necessità organica di vivere rapporti con l’altro in piena armonia relazionale.
Il tema del primo incontro sarà: “L’ auto-affermazione nel rapporto con gli altri”. [1] Vedi articolo Maurizio Covarelli “Ricerca – Intervento”
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