|
SARAWI UN POPOLO DIMENTICATO Maurizio Maccaferri
La maggior parte delle cartine geografiche del continente africano contiene un’anomalia, che ai più passa inosservata. Lo stato che si trova a sud del Marocco e che costeggia l’oceano atlantico – il Sahara Occidentale – è in realtà uno stato inesistente. Per spiegare meglio affermazione è necessario ripercorrere alcuni passaggi storici. Abitato da popolazioni nomadi che corso dei secoli si sono mischiate alle tribù arabe, il Sahara Occidentale vede il consolidarsi della sua forma statuale con la colonizzazione spagnola: alla fine dell’ottocento viene riconosciuta la sovranità dello stato iberico su quel territorio che da allora in avanti verrà chiamato Rio de Oro. Gli abitanti di questa terra sono chiamati i Sahrawi (letteralmente Gente del Deserto) e i loro destini si intrecciano con le altre popolazioni della zona anche a causa delle rotte commerciali che attraversano il deserto. La Spagna non si interessa molto a questa colonia (allora la logica coloniale era vissuta sostanzialmente come logica di competizione) e completa l’occupazione dell’attuale Sahara Occidentale solo nel 1934. Aumentano gli insediamenti abitativi, nascono le prime città: i sahrawi sono pian piano costretti a cambiare stile di vita e parallelamente iniziano a prendere coscienza delle proprie radici e della propria condizione di popolo sotto la dominazione colonialista. Nel secondo dopo guerra, i sahrawi stringono alleanze con i vicini marocchini per battersi con il nemico franco-spagnolo. Nel frattempo la Spagna scopre nel Rio de Oro immensi giacimenti di fosfati: tale scoperta (insieme alla pescosità delle coste) fa aumentare l’interesse per questa terra e parallelamente si intensifica la repressione nei confronti della popolazioni indigena. Nel 1956 il Marocco ottiene l’indipendenza dalla Francia e la monarchia di marocchina inizia a pensare a un Grande Marocco che include, oltre a parti di Algeria, Mali e Mauritania, tutto il Sahara Occidentale. Il vento della decolonizzazione spira in tutta l’Africa: i sahrawi danno vita ad un movimento di liberazione nazionale che nel 1973 prenderà il nome di Fronte Polisario (Frente Popular de Liberacion para Saquiel el-Hamra y Rio de Oro). La lotta per l’indipendenza trova nella vicina Algeria un prezioso alleato, mentre il Marocco insiste nella rivendicazione circa i suoi diritti storici sul Sahara Occidentale. La morte del dittatore spagnolo Franco nel 1975 sembra aprire le porte al nuovo stato, ma il Marocco con un abile mossa organizza una marcia di trecentomila persone (la Marcia Verde) che entrano nel nord del paese. I militari spagnoli non intervengono, e la Spagna cede l’intero territorio al Marocco e alla Mauritania. Nel febbraio del 1976 le ultime truppe spagnole si ritirano e il giorno immediatamente successivo i sahrawi proclamano unilateralmente la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD). L’Algeria, e in seguito la quasi totalità degli stati africani, riconosce il nuovo stato e ospita nel sud del paese centinaia di migliaia di rifugiati dall’occupazione marocchina. Inizia una lunga guerra tra il Fronte Polisario e il Marocco e la Mauritania, che vede quest’ultima ritirarsi dal territorio dopo qualche anno, e che vede però il Marocco stesso occupare i territori lasciati liberi dai mauritani. Frutto anche di un’abile e intensa attività diplomatica del Polisario, nel 1988 l’Onu decide per il referendum sull’autodeterminazione del Sahara Occidentale (nel 1975 l’Onu stessa aveva negato i diritti storici del Marocco). A seguito di ciò, nel 1991 Marocco e Polisario firmano il cessate il fuoco e inizia la missione dei caschi blu per identificare gli elettori che dovranno partecipare al voto. Nel frattempo, durante gli anni ’80 il Marocco ha costruito un muro di oltre 2000 km che divide la stragrande maggioranza del territorio del Sahara Occidentale occupato da quelli che vengono definiti dai sahrawi “territori liberati”. Il referendum non si è ancora svolto; le pratiche d’identificazione sono state sospese a causa dei ricorsi del Marocco, e l’ultimo piano di pace proposto dalle nazioni Unite, che prevede un lungo periodo di transizione, dopo un lungo tira e molla è stato accettato dal Polisario ma respinto dal Marocco. La RASD è diventata il cinquantunesimo stato dell’Organizzazione dell’Unità Africana (dalla quale è uscito il Marocco) ma non è riconosciuta ne dall’Italia ne dalla UE e dagli USA. I sahrawi sono rimasti concentrati nei campi profughi nel sud dell’Algeria vicino a Tindouf, dove alle tende hanno sostituito le case in mattoni ed hanno costruito le prime forme rudimentali di istituzioni. Il Fronte Polisario continua ad essere l’unico rappresentante ufficiale della società sahrawi, anche se negli ultimi anni si è riscontrato un discreto risveglio religioso. Nei territori liberati sono posizionate tutte le unità dell’esercito, ma la linea non violenta caratterizza ancora l’azione politica sahrawi. Nei territori occupati dallo scorso maggio sono iniziate numerose manifestazioni i protesta tanto che qualcuno ha parlato dello scoppio di una vera e propria intifada sahrawi. La soluzione di questo conflitto molto particolare – uno stato africano che occupa un altro stato africano – diventa fondamentale anche per l’equilibrio geopolitico della zona. Lo svolgimento del referendum sull’autodeterminazione consentirà di placare le tensioni interne alla società sahrawi – molto forti soprattutto tra le giovani generazioni – ridando dignità ad un popolo e togliendo argomenti ai fondamentalisti islamici che già adesso si stanno aggirando da quelle parti. |