Magdi Allam : “PERCHE ABBIAMO PAURA”

Conferenza sul tema

“L’Occidente e l’Islamismo”

di Maurizio Covarelli

 

 “La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’occidente”

 “La cultura e la formazione sono alla base del principio della libertà di tutti noi…informare per formare; non per formare ad una idea od una ideologia …, ma una informazione a 360 gradi, per poter permettere ad ognuno di noi di trovare la propria identità culturale…; privilegiare il rapporto con le altre cultura è fondamentale per l’attuazione dell’individuo.. ma, per poterlo fare, dobbiamo aver … gli strumenti che la preparazione culturale può darci…”

Con queste parole, Rossella Terzi presenta la serata, che avrà come protagonista Magdi Allam, islamico egiziano, con passaporto italiano, già editorialista di “Repubblica”, ed attualmente Vice-direttore ad personam del Corriere della Sera; Magdi Allam è considerato attualmente uno dei maggiori studiosi ed esperti delle tematiche trasversali del nostro tempo, come terrorismo, islam, immigrazione, il confronto tra le civiltà ed i rapporti tra nord e sud, le tematiche politiche ed economiche medio-orientali; laico, di confessione mussulmana, considera la religione “ …come uno spazio di spiritualità… un diritto individuale che non deve costituire una barriera nel rapporto con le persone…(definizione tratta dal suo ultimo libro): è stato accusato di essere un “…cristiano copto che si finge mussulmano per diffamare l’Islam..”

Magdi Allam è qui stasera, presso l’Auditorium di Molinella per una conferenza dal titolo “L’Occidente e l’Islamismo”,  all’interno della quale presenterà il suo ultimo libro “Vincere la paura”

Già dalle sue prime parole introduttive, di capisce che questa sua ultima fatica è un diario ed una confessione e - come lui stesso afferma – “…una denuncia”. Questo libro “…è stato concepito come uno strumento per conoscere la realtà complessa dell’Islam e del vissuto dei mussulmani, tramite il racconto inedito della mia vita…non con un intento autobiografico, ma per offrire al lettore degli aneddoti in grado di spiegare dei concetti...ho parlato della mia nascita, di mia madre molto semplice che ad un certo punto della sua vita aderisce ad una interpretazione molto coinvolta, molto partecipe della religione; ho parlato di mio padre che aderiva ad una interpretazione molto più laica, distaccata, ho illustrato, tramite vari episodi, di come la gente negli anni 50-60 nel mio paese, l’Egitto, ….ragionava, pensava, si vestiva, che cosa vedeva al cinema, quali canzoni sentiva…ho illustrato la realtà di una società che per tanti versi faceva riferimento a dei modelli sociali culturali, estetici ed artistici occidentali, moderni…Partendo dal mio vissuto, dalla testimonianza di qualcosa che conosco bene perché sono stato testimone di quella realtà, può servire a spiegare come la società mussulmana dell’epoca fosse sostanzialmente laica, moderata…interpretasse in modo tollerante, aperto, la propria religiosità.” Magdi Allam prosegue affermando come invece, attualmente, la situazione sociale sia evidentemente orientata da una interpretazione meno secolarizzata e più ortodossa delle leggi coraniche, e che quindi la nostra percezione attuale dell’islam sia  prevalentemente negativa e comprensibilmente contagiata ed influenzata dalla realtà del terrorismo islamico, di casa anche in occidente. Nonostante tutto però, Magdi Allam è fermamente convinto che l’intergralismo islamico non sia nel dna dei mussulmani (tesi peraltro in netto contrasto con le idee di Oriana Fallaci, alla quale dedicherà - nel suo libro - una “lettera aperta”) e che, anche oggi - in seguito ad un processo lento ma inesorabile, che ha avuto inizio dalla sconfitta degli eserciti arabi nella guerra contro di Israele il 5 giugno del 1967 -, si intravedono i germogli di un risveglio e di una riscossa illuminata e riformatrice in seno all’Islam, a conferma che la maggioranza dei mussulmani sono moderati.

Un libro, perciò, che vuole essere testimonianza e strumento per comprendere e dialogare , per far emergere realtà che si scontrano con ideologismi.

Magdi Allam procede il suo monologo iniziale lanciando una denuncia, parlando di un problema in primo luogo in seno all’Islam  (“…il marcio è interno all’Islam…”) dovuto alla mancanza di una cultura della tolleranza, del rispetto dell’altro, dell’accettazione di una pluralità religiosa che esiste da sempre nella realtà Islamica ma che si vuole negare, e che poi si sprigiona tra l’Islam ed il mondo esterno (“…quando ci sarà una moschea sunnita a Teheran, verosimilmente ci sarà una chiesa cristiana in Arabia Saudita …”); denuncia però che si estende anche “…all’.incoscienza dell’occidente…”, quella parte di occidente che per ingenuità, per ignoranza, per ideologismo, ha finito per favorire prima l’affermazione di una realtà integralista in seno all’occidente, che si manifesta con il controllo di molte moschee da parte  di gruppi integralisti ed estremisti, e poi con la penetrazione all’interno del nostro territorio di realtà colluse o apertamente terroristiche; questo contesto di “incoscienza” vede partecipi anche giornalisti, magistrati, politici che fanno il gioco di “… coloro che approfittano della democrazia, della libertà, presenti in occidente per nuocere e per sconfiggere la civiltà occidentale; ebbene io ritengo che sia doveroso sul piano etico e politico contribuire ed in primo luogo fornire uno strumento di conoscenza….voglio che la gente sappia…nell’interesse generale, degli italiani e dei mussulmani, perché credo che sia arrivato il momento di Vincere la Paura …che ha avuto nell’11 settembre il suo momento culminante…che continuiamo a portarci dentro perché non conoscendo questa realtà non sappiamo bene cosa sia necessario fare per fronteggiarla…conoscere penso che sia il primo passo.. poi è necessario assumere delle decisioni…anche da parte di tutti noi cittadini, come esponenti di una società civile, perché non possiamo stare a guardare inerti ad una vera e  propria guerra scatenata dal terrorismo di matrice islamica…bisogna denunciare coloro che strumentalizzano e fanno riferimento ad una religione per portare avanti una cultura dell’odio…la mia fiducia e la mia speranza e posta sul fatto che  oggi è proprio all’interno del mondo mussulmano che si sta registrando una riscossa civile…; Magdi Allam identifica il momento saliente di questa riscossa il 30 gennaio 2005, quando la maggioranza degli Iracheni, sfidando il terrorismo, è andata a votare, “…ha scelto la vita e si è opposta alla cultura della morte…” affermando il proprio diritto alla libertà ed alla democrazia, “…contro l’oscurantismo e l’ideologismo sanguinario…”, producendo, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, un impatto forte tra gli altri paesi islamici; Magdi paragona la rappresentazione dell’evento al crollo del muro di Berlino per l’Europa.

Perciò, dopo aver parlato dell’Islam che ha vissuto, dell’Islam che gli fa paura  e dell’occidente che gli fa paura, dopo aver reso omaggio alle vittime del terrorismo (tra cui i poliziotti iracheni che definisce “Martiri della libertà”), Magdi Allam parla di speranza, e del fallimento della strategia del terrore, che per reazione infierisce peraltro anche contro gli stessi mussulmani. Magdi Allam conclude il suo inno “…al diritto alla vita di tutti…”, dicendo che ognuno di noi ha un ruolo da svolgere in questo processo, perché, essendo questo terrorismo globalizzato, anche la lotta al terrorismo deve essere globalizzata per affermare la cultura della vita, perché “…questo è il momento di vincere la paura, questo è il momento della riscossa!”

La serata si scalda quando i giornalisti presenti in sala cominciano con le domande, riaccendendo il dibattito sull’Iraq. Chiede Graziano Girotti, giornalista del Resto del Carlino, “…se dopo il 30 gennaio la libertà è stata ridonata agli iracheni…, l’esercito italiano, deve restare in Iraq, o se ne deve andare?” Magdi Allam parla di una fase di instabilità e di una democrazia mai esistita da costruire ex novo, e soprattutto parla di realtà di disagio sociale di cui l’America e l’occidente hanno una responsabilità: ricorda come l’Iraq sia sorto sulle ceneri dell’ultimo impero islamico turco-ottomano, frutto di una decisione del colonialismo britannico che assembrò tre province di questo impero e che da sempre viene governato in maniera tirannica dalla minoranza sunnita; continua parlando del substrato ideologico dei massacri, ricordando la cultura dell’intolleranza religiosa che, seguendo un ideologia  arabica che si ispira ad un forma di puritanismo islamico, (peraltro condivisa, in senso opposto, nella sponda iraniana) che condanna gli sciiti come eretici, ne considera legittimo il massacro (“.. cultura di nagazionismo del diritto alla vita di chi interpreta diversamente la stessa religione…”).

Nella sua introduzione al libro che, tra l’altro, è stato definito dal giornalista Roberto Armenia ”…anche un’inchiesta giornalistica”, il dott. Allam è partito dalla sua esperienza di vita quotidiana, dal suo vissuto che era anche il vissuto della sua famiglia, di una intera società islamica; è partito dall’analisi microscopica di una società che si muove intorno a dei valori forti, con un’identità storicamente determinata, per poi commentare un processo di democratizzazione in atto, come risposta globalizzata ad un terrorismo globalizzato, sulle ceneri di una dittatura che  sembra essere stata l’unico strumento per una unità territoriale imposta dall’occidente in un paese multi-etnico; ma allora, “alla luce di tutto ciò, e soprattutto se è vero che “… manca - come lui stesso afferma - la cultura della tolleranza e del rispetto di un altro modo di essere…” e se è vero che la democrazia è un processo antropologico che affonda le sue radici su categorie culturali storicamente determinate, conformata intorno alla specificità di ogni popolo “…come può essere compatibile – gli domando - sia dal punto di vista istituzionale, sia, soprattutto, sulla fenomenologia del vivere quotidiano, l’idea di una globalizzazione dei valori, frutto e conseguenza di una logica culturale diversa?” In altre parole, domando ad Allam, che tipo di democrazia è possibile, oggi,  per i popoli islamici o, meglio, che tipo di democrazia vogliono realmente, gli Iracheni. Magdi Allam, nonostante sia d’accordo che la democrazia sia un processo, lungo, di interiorizzazione di valori e principi, sul terreno dell’esperienza quotidiana, e che non esista un modello prestabilito, risponde che non vi è incompatibilità tra democrazia e Islam, come dimostrano alcune esperienze di democrazia liberale attuali (Turchia e Indonesia) e passate (Egitto e Libano); continua affermando che siamo però in una fase in cui si definiscono questi valori, ed in un contesto che consente l’avvio di questo processo, descrivendo il sistema federale che sta prendendo forma in Iraq per poter garantire l’autogestione delle singole comunità etnico-confessionali in alcune materie. Ha fiducia, Magdi Allam, e vede nel consolidamento di “…basi solide e corrette…la costruzione di un modello che riesca ad ottemperare da un lato le legittime aspettative della popolazione e, dall’altro, la sintonia ad un mondo globalizzato, dove il rispetto dei diritti fondamentali della persona e l’adesione alla democrazia, rappresenterà sempre più qualcosa di vincolante, che condizionerà e cementerà le nazioni…”.

Allora a questo punto mi chiedo: avrà ragione, Magdi Allam, quando non nasconde la sua certezza che questa sfida - lanciata dall’occidente diffondendo i propri valori con l’utilizzo della logica globalizzante dei nuovi strumenti di comunicazione di massa -  sia l’ origine di un nuovo illuminismo di matrice medio-orientale, che possa naturalizzarsi nelle coscienze più velocemente che mai? Solo la storia sarà in grado di dare una risposta a quest’ultima domanda… però, durante il suo corso, non scordiamoci di osservare attentamente il ruolo che la comunicazione e i sui mezzi avranno sull’intero processo….

 

 

(tutte le parti inserite tra virgolette riportano le testuali parole di Magdi Allam o degli ospiti intervenuti)