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“La mia vita contro il
terrorismo islamico e l’incoscienza dell’occidente”
“La cultura e la formazione sono alla base del
principio della libertà di tutti noi…informare per formare; non per
formare ad una idea od una ideologia …, ma una informazione a 360 gradi,
per poter permettere ad ognuno di noi di trovare la propria identità
culturale…; privilegiare il rapporto con le altre cultura è fondamentale
per l’attuazione dell’individuo.. ma, per poterlo fare, dobbiamo aver …
gli strumenti che la preparazione culturale può darci…”
Con queste parole,
Rossella Terzi presenta la serata, che avrà come protagonista Magdi
Allam, islamico egiziano, con passaporto italiano, già editorialista di
“Repubblica”, ed attualmente Vice-direttore ad personam del Corriere
della Sera; Magdi Allam è considerato attualmente uno dei maggiori
studiosi ed esperti delle tematiche trasversali del nostro tempo, come
terrorismo, islam, immigrazione, il confronto tra le civiltà ed i
rapporti tra nord e sud, le tematiche politiche ed economiche
medio-orientali; laico, di confessione mussulmana, considera la
religione “ …come uno spazio di spiritualità… un diritto individuale che
non deve costituire una barriera nel rapporto con le
persone…(definizione tratta dal suo ultimo libro): è stato accusato di
essere un “…cristiano copto che si finge mussulmano per diffamare
l’Islam..”
Magdi Allam è qui
stasera, presso l’Auditorium di Molinella per una conferenza dal titolo
“L’Occidente e l’Islamismo”, all’interno della quale presenterà il suo
ultimo libro “Vincere la paura”
Già dalle sue prime
parole introduttive, di capisce che questa sua ultima fatica è un diario
ed una confessione e - come lui stesso afferma – “…una denuncia”. Questo
libro “…è stato concepito come uno strumento per conoscere la realtà
complessa dell’Islam e del vissuto dei mussulmani, tramite il racconto
inedito della mia vita…non con un intento autobiografico, ma per offrire
al lettore degli aneddoti in grado di spiegare dei concetti...ho parlato
della mia nascita, di mia madre molto semplice che ad un certo punto
della sua vita aderisce ad una interpretazione molto coinvolta, molto
partecipe della religione; ho parlato di mio padre che aderiva ad una
interpretazione molto più laica, distaccata, ho illustrato, tramite vari
episodi, di come la gente negli anni 50-60 nel mio paese, l’Egitto,
….ragionava, pensava, si vestiva, che cosa vedeva al cinema, quali
canzoni sentiva…ho illustrato la realtà di una società che per tanti
versi faceva riferimento a dei modelli sociali culturali, estetici ed
artistici occidentali, moderni…Partendo dal mio vissuto, dalla
testimonianza di qualcosa che conosco bene perché sono stato testimone
di quella realtà, può servire a spiegare come la società mussulmana
dell’epoca fosse sostanzialmente laica, moderata…interpretasse in modo
tollerante, aperto, la propria religiosità.” Magdi Allam prosegue
affermando come invece, attualmente, la situazione sociale sia
evidentemente orientata da una interpretazione meno secolarizzata e più
ortodossa delle leggi coraniche, e che quindi la nostra percezione
attuale dell’islam sia prevalentemente negativa e comprensibilmente
contagiata ed influenzata dalla realtà del terrorismo islamico, di casa
anche in occidente. Nonostante tutto però, Magdi Allam è fermamente
convinto che l’intergralismo islamico non sia nel dna dei mussulmani
(tesi peraltro in netto contrasto con le idee di Oriana Fallaci, alla
quale dedicherà - nel suo libro - una “lettera aperta”) e che, anche
oggi - in seguito ad un processo lento ma inesorabile, che ha avuto
inizio dalla sconfitta degli eserciti arabi nella guerra contro di
Israele il 5 giugno del 1967 -, si intravedono i germogli di un
risveglio e di una riscossa illuminata e riformatrice in seno all’Islam,
a conferma che la maggioranza dei mussulmani sono moderati.
Un libro, perciò, che
vuole essere testimonianza e strumento per comprendere e dialogare , per
far emergere realtà che si scontrano con ideologismi.
Magdi Allam procede il
suo monologo iniziale lanciando una denuncia, parlando di un problema in
primo luogo in seno all’Islam (“…il marcio è interno all’Islam…”) dovuto
alla mancanza di una cultura della tolleranza, del rispetto dell’altro,
dell’accettazione di una pluralità religiosa che esiste da sempre nella
realtà Islamica ma che si vuole negare, e che poi si sprigiona tra
l’Islam ed il mondo esterno (“…quando ci sarà una moschea sunnita a
Teheran, verosimilmente ci sarà una chiesa cristiana in Arabia Saudita
…”); denuncia però che si estende anche “…all’.incoscienza
dell’occidente…”, quella parte di occidente che per ingenuità, per
ignoranza, per ideologismo, ha finito per favorire prima l’affermazione
di una realtà integralista in seno all’occidente, che si manifesta con
il controllo di molte moschee da parte di gruppi integralisti ed
estremisti, e poi con la penetrazione all’interno del nostro territorio
di realtà colluse o apertamente terroristiche; questo contesto di
“incoscienza” vede partecipi anche giornalisti, magistrati, politici che
fanno il gioco di “… coloro che approfittano della democrazia, della
libertà, presenti in occidente per nuocere e per sconfiggere la civiltà
occidentale; ebbene io ritengo che sia doveroso sul piano etico e
politico contribuire ed in primo luogo fornire uno strumento di
conoscenza….voglio che la gente sappia…nell’interesse generale, degli
italiani e dei mussulmani, perché credo che sia arrivato il momento di
Vincere la Paura …che ha avuto nell’11 settembre il suo momento
culminante…che continuiamo a portarci dentro perché non conoscendo
questa realtà non sappiamo bene cosa sia necessario fare per
fronteggiarla…conoscere penso che sia il primo passo.. poi è necessario
assumere delle decisioni…anche da parte di tutti noi cittadini, come
esponenti di una società civile, perché non possiamo stare a guardare
inerti ad una vera e propria guerra scatenata dal terrorismo di matrice
islamica…bisogna denunciare coloro che strumentalizzano e fanno
riferimento ad una religione per portare avanti una cultura dell’odio…la
mia fiducia e la mia speranza e posta sul fatto che oggi è proprio
all’interno del mondo mussulmano che si sta registrando una riscossa
civile…; Magdi Allam identifica il momento saliente di questa riscossa
il 30 gennaio 2005, quando la maggioranza degli Iracheni, sfidando il
terrorismo, è andata a votare, “…ha scelto la vita e si è opposta alla
cultura della morte…” affermando il proprio diritto alla libertà ed alla
democrazia, “…contro l’oscurantismo e l’ideologismo sanguinario…”,
producendo, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, un impatto forte
tra gli altri paesi islamici; Magdi paragona la rappresentazione
dell’evento al crollo del muro di Berlino per l’Europa.
Perciò, dopo aver
parlato dell’Islam che ha vissuto, dell’Islam che gli fa paura e
dell’occidente che gli fa paura, dopo aver reso omaggio alle vittime del
terrorismo (tra cui i poliziotti iracheni che definisce “Martiri della
libertà”), Magdi Allam parla di speranza, e del fallimento della
strategia del terrore, che per reazione infierisce peraltro anche contro
gli stessi mussulmani. Magdi Allam conclude il suo inno “…al diritto
alla vita di tutti…”, dicendo che ognuno di noi ha un ruolo da svolgere
in questo processo, perché, essendo questo terrorismo globalizzato,
anche la lotta al terrorismo deve essere globalizzata per affermare la
cultura della vita, perché “…questo è il momento di vincere la paura,
questo è il momento della riscossa!”
La serata si scalda
quando i giornalisti presenti in sala cominciano con le domande,
riaccendendo il dibattito sull’Iraq. Chiede Graziano Girotti,
giornalista del Resto del Carlino, “…se dopo il 30 gennaio la libertà è
stata ridonata agli iracheni…, l’esercito italiano, deve restare in
Iraq, o se ne deve andare?” Magdi Allam parla di una fase di instabilità
e di una democrazia mai esistita da costruire ex novo, e soprattutto
parla di realtà di disagio sociale di cui l’America e l’occidente hanno
una responsabilità: ricorda come l’Iraq sia sorto sulle ceneri
dell’ultimo impero islamico turco-ottomano, frutto di una decisione del
colonialismo britannico che assembrò tre province di questo impero e che
da sempre viene governato in maniera tirannica dalla minoranza sunnita;
continua parlando del substrato ideologico dei massacri, ricordando la
cultura dell’intolleranza religiosa che, seguendo un ideologia arabica
che si ispira ad un forma di puritanismo islamico, (peraltro condivisa,
in senso opposto, nella sponda iraniana) che condanna gli sciiti come
eretici, ne considera legittimo il massacro (“.. cultura di nagazionismo
del diritto alla vita di chi interpreta diversamente la stessa
religione…”).
Nella sua introduzione
al libro che, tra l’altro, è stato definito dal giornalista Roberto
Armenia ”…anche un’inchiesta giornalistica”, il dott. Allam è partito
dalla sua esperienza di vita quotidiana, dal suo vissuto che era anche
il vissuto della sua famiglia, di una intera società islamica; è partito
dall’analisi microscopica di una società che si muove intorno a dei
valori forti, con un’identità storicamente determinata, per poi
commentare un processo di democratizzazione in atto, come risposta
globalizzata ad un terrorismo globalizzato, sulle ceneri di una
dittatura che sembra essere stata l’unico strumento per una unità
territoriale imposta dall’occidente in un paese multi-etnico; ma allora,
“alla luce di tutto ciò, e soprattutto se è vero che “… manca - come lui
stesso afferma - la cultura della tolleranza e del rispetto di un altro
modo di essere…” e se è vero che la democrazia è un processo
antropologico che affonda le sue radici su categorie culturali
storicamente determinate, conformata intorno alla specificità di ogni
popolo “…come può essere compatibile – gli domando - sia dal punto di
vista istituzionale, sia, soprattutto, sulla fenomenologia del vivere
quotidiano, l’idea di una globalizzazione dei valori, frutto e
conseguenza di una logica culturale diversa?” In altre parole, domando
ad Allam, che tipo di democrazia è possibile, oggi, per i popoli
islamici o, meglio, che tipo di democrazia vogliono realmente, gli
Iracheni. Magdi Allam, nonostante sia d’accordo che la democrazia sia un
processo, lungo, di interiorizzazione di valori e principi, sul terreno
dell’esperienza quotidiana, e che non esista un modello prestabilito,
risponde che non vi è incompatibilità tra democrazia e Islam, come
dimostrano alcune esperienze di democrazia liberale attuali (Turchia e
Indonesia) e passate (Egitto e Libano); continua affermando che siamo
però in una fase in cui si definiscono questi valori, ed in un contesto
che consente l’avvio di questo processo, descrivendo il sistema federale
che sta prendendo forma in Iraq per poter garantire l’autogestione delle
singole comunità etnico-confessionali in alcune materie. Ha fiducia,
Magdi Allam, e vede nel consolidamento di “…basi solide e corrette…la
costruzione di un modello che riesca ad ottemperare da un lato le
legittime aspettative della popolazione e, dall’altro, la sintonia ad un
mondo globalizzato, dove il rispetto dei diritti fondamentali della
persona e l’adesione alla democrazia, rappresenterà sempre più qualcosa
di vincolante, che condizionerà e cementerà le nazioni…”.
Allora a questo punto
mi chiedo: avrà ragione, Magdi Allam, quando non nasconde la sua
certezza che questa sfida - lanciata dall’occidente diffondendo i propri
valori con l’utilizzo della logica globalizzante dei nuovi strumenti di
comunicazione di massa - sia l’ origine di un nuovo illuminismo di
matrice medio-orientale, che possa naturalizzarsi nelle coscienze più
velocemente che mai? Solo la storia sarà in grado di dare una risposta a
quest’ultima domanda… però, durante il suo corso, non scordiamoci di
osservare attentamente il ruolo che la comunicazione e i sui mezzi
avranno sull’intero processo….
(tutte le parti inserite tra virgolette
riportano
le testuali parole di Magdi Allam o degli ospiti intervenuti)
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