Monticelli. Il passato…nel presente

di Maurizio Covarelli

 

Castiglione della Valle, paese medioevale che si erge arroccato su una collina alle porte di Perugia, è un tributo alla magia artistica della nostra storia. Ma in particolare, vorrei concentrarmi su una sua borgata, dimenticata come meta turistica, ma ricca di tradizione, cultura, arte e, soprattutto, memoria storica. Sembra infatti che essa sia stata luogo di residenza estiva di molti nobili locali, nonché nascondiglio segreto di religiosi perseguitati durante il corso dei secoli.
Il Borgo in questione si chiama Monticelli.
Monticelli ha origini molto antiche ed il suo nome trae il significato "… dal suo sito amenissimo che è un piccolo monticello in mezzo a vasta pianura". (Annibale Mariotti, manoscritto n.1423, Biblioteca Comunale Augusta di Perugia, secolo XVIII).
Come mi racconta Ellen Kreuser - la direttrice di un agriturismo che sorge all’interno, e che, con enorme intuizione, si fece promotrice, nel 1992, delle opere di sensibilizzazione prima e di restauro poi presso la sovrintendenza artistica umbra, tanto da far diventare le ex rovine un monumento nazionale protetto dal Ministero dei beni culturali - “la prima esplicita attestazione documentaria di costruzioni nella zona risale al 1115, anno in cui il papa Pasquale II (1099-1118) conferma al Monastero benedettino S. Pietro di Perugia il possesso della chiesa di S. Paolo in Monticelli”. A quei tempi le proprietà dello Stato Pontificio si estendevano fino alle porte di Bologna. La prima volta che compare su un documento il nome di Monticelli è nell'anno 1258: in un elenco di ville e castelli presenti nel contado perugino (A. Grohman, Città e territorio tra Medio Evo ed Età Moderna, Perugia, 1981, tomo II).
Il piccolo borgo era una fortezza il cui compito era la difesa di Perugia dalle incursione dei barbari, ma il complesso risulta essere già punto di riferimento, come avamposto a protezione delle vie di comunicazione: infatti nel 1316 il complesso fortificato viene citato in relazione ad un ponte da costruirsi sul fiume Caina (manoscritto n.1423, cit.).
Borgo Ponticelli possiede una graziosissima cappella del 1100, che pare fosse la sagrestia di una chiesa molto più grande crollata nel corso dei secoli; all’interno è possibile apprezzare dei delicatissimi affreschi murali di Meo da Siena del 1315-19 raffiguranti un Cristo in croce, una Madonna con Bambino e sette Santi, tutti a grandezza naturale.
Curiosamente, la leggenda di questa località narra che “…Alla meta del II secolo, Costanzo era un giovane cristiano che emergeva nell’ecclesia perugina per il suo zelo e la sua generosità verso i poveri. Venne eletto vescovo di Perugia all’età di solo 30 anni. Non essendo state ancora abrogate le norme sulla persecuzioni dei cristiani, Costanzo, sotto l’Impero di Marco Aurelio, venne condannato a morte con alcuni dei suoi compagni di fede, denunziato da qualcuno che voleva mettere mano sulle ricchezze della Chiesa già destinate ai poveri.” Uscendo incolume da tale condanna, grazie allo strumento della fede, che portò alla conversione le guardie del bagno termale nel quale fu rinchiuso, sembra che a Costanzo fu proposto da tali guardie la fuga "…et venerunt ad locum qui dicitur Monticellus et ibidum morati sunt multis diebus cum Anastasio Dei famulo… " (e arrivarono in un luogo chiamato Monticelli e lì rimasero per molti giorni insieme al servo di Dio Anastasio…).
Dopo tre settimane a Monticelli, Costanzo venne nuovamente catturato dai soldati romani e condannato a camminare sui carboni ardenti e ad altri supplizi; sembra tuttavia che niente fosse in grado di provocare la sua resa: liberato miracolosamente fu comunque imprigionato una terza volta, e decapitato verso l’anno 178.
La gentilissima direttrice di origini tedesche, ci mostra con orgoglio il tunnel adoperato dai vari perseguitati, nel corso dei secoli, come via di fuga; sembra che gli esperti siano concordi nel far risalire le origini di tale percorso al periodo etrusco, e venisse utilizzato per accedere ad una cava sottostante.
La mia fantastica gita, ricca di emozioni, richiami storici, misticismi religiosi che si incarnano negli antichi splendori del potere temporale della chiesa, si conclude coi racconti ed i ricordi di mio padre, che da bambino giocava nascondendosi tra le rovine di una storia che, seppur dimenticata, continua a vivere nel pensiero di chi, come me, se ne sente parte.