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nata in Amazzonia, in una sperduta piantagione di caucciù MARINA SILVA analfabeta fino a 17 anni, ora ministro dell’ambiente del governo Lula di Maurizio Maccaferri La regione dell’Amazzonia, situata nel cuore del continente sudamericano tra Brasile, Colombia e Venezuela, è unanimemente considerata come il più grande “polmone” del mondo. Centinaia di migliaia di chilometri quadrati di foresta vergine fanno di questa regione uno dei territori più importanti per l’equilibrio geofisico del pianeta ma anche una delle zone più ambite per lo sfruttamento delle immense risorse presenti. La storia della foresta amazzonica è appunto una storia fatta di esplorazioni, di lotte tra l’uomo e la natura e di lotte tra uomini in un contesto di forti diseguaglianze sociali, all’interno di un ecosistema il cui equilibrio negli ultimi cinquecento anni è stato sempre più messo in discussione.Alcuni percorsi biografici di abitanti dell’Amazzonia sono molto emblematici; tra queste, vogliamo citare il caso dell’attuale ministro dell’ambiente del Brasile, Marina Silva, così come ci viene raccontato da un articolo di Gigi Eusebi all’interno della rivista Altreconomia. La storia di Marina Silva, come scrive Eusebi, è una storia esemplare di sfruttamento ma anche di riscatto e di dignità in un contesto dove i diritti umani spesso sono calpestati. Nata all’interno di una sperduta piantagione di caucciù nello stato dell’Acre, fin da piccola ha aiutato i genitori “seringueros” (coloro che estraggono il lattice dagli alberi da gomma) nel loro lavoro, vivendo in condizioni di semi schiavitù in un ambiente contaminato dal mercurio – Eusebi racconta che ancora oggi la Silva ha gravi problemi fisici. Analfabeta fino ai 17 anni, Marina si trasferisce nella capitale dello stato amazzonico (Rio Branco) dove, entrando in convento come novizia, impara a leggere e scrivere a tempo di record. Abbandonata la via religiosa si iscrive all’università e inizia l’impegno sociale e politico. Il punto di riferimento, ci racconta sempre Eusebi, diventa Chico Mendes, famoso sindacalista che verrà ucciso nel 1988 per il suo impegno a favore dei più deboli e degli esclusi – quali potevano essere i seringueros amazzonici. Nello stesso anno Marina Silva viene eletta con il maggior numero di voti a Rio Branco, e inizia una folgorante carriera politica che la porta a soli 36 anni a diventare la più giovane senatrice della storia del Brasile, e quasi 10 anni dopo ad essere nominata ministro della repubblica nel governo Lula. In altri termini, possiamo affermare che siamo di fronte ad una persona proveniente da una cultura profondamente orale, che è giunta ad una cultura tipografica che le ha consentito di acquisire una posizione privilegiata nella scala sociale ma che ha mantenuto come riferimento etico e pragmatico la cultura originaria. L’articolo di Eusebi prosegue infatti con un’intervista allo stesso ministro. Femminismo, teologia della liberazione (approccio teologico nato proprio in Brasile incentrato sulla difesa dei più deboli), economia solidale sono le principali tematiche che vengono toccate, con un approccio innovativo anche per il pensiero politico occidentale. Marina Silva evidenzia la difficoltà ma anche lo stimolo di lavorare come donna in un settore occupato quasi esclusivamente da uomini, con l’intenzione di portare una ventata di novità all’interno di una cultura prettamente machista come quella latinoamericana. Centrale è il riferimento alle tematiche ambientali, quale ad esempio il grosso problema della deforestazione dell’Amazzonia, in un paese dove lo sfruttamento delle risorse naturali fin dall’epoca colonialista ha raggiunto livelli inquietanti. La consapevolezza del rispetto della natura si unisce alla consapevolezza del rispetto dell’uomo in un’ottica globale dove diritti ambientali e diritti umani diventano un tutt’uno in un’ottica di conservazione del pianeta. Le vicende politiche dell’America Latina ci insegnano che le esperienze innovative di governo non hanno vita facile, ostacolate da tanti poteri dominanti. Ci piace però pensare che il fin troppo decantanto dibattito sullo sviluppo sostenibile e sui limiti del modello economico attualmente dominante venga arricchito da contributi da parte di chi proviene dalle zone più sfruttate del pianeta. L’antica saggezza di alcune culture orali può diventare modello per la cultura occidentale quando quest’ultima cerca di analizzare, e di correggere, i suoi limiti |