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LA RICERCA SUI COMPORTAMENTI ALIMENTARI… Contributo tratto dal Convegno di Ischia sui Disturbi Alimentari di Maurizio Covarelli
L’11 marzo 2006 si è tenuto ad Ischia il convegno intitolato “R.I.D.A – RICERCA INTERVENTO SUI DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE”, al quale hanno preso parte autorevoli rappresentanti delle istituzioni, tra cui il dottor Raffaele Ateniese, Direttore Generale dell’ASL Napoli 2.[1] Tra i relatori era inoltre presente il Prof. Benvenuti, che introduce il proprio intervento raccontando ai partecipanti la scommessa che fece alcuni anni fa con la Dott.ssa D’Alterio. Tale scommessa si basava sulla premessa che per comprendere un fenomeno bisognasse andare ad indagare in un territorio molto compatto. L’isola (Ischia, ndr), da questo punto di vista, sarebbe stata, all’occorrenza, un territorio ideale ed estremamente interessante. Di qui la definizione di alcuni punti importanti, di cui: a) “…territorio compatto ed interventi già in atto…”[2] rappresentano le dimensioni ideali rispetto alle quali sviluppare una ricerca, da utilizzare come “…strumento molto particolare per misurare la febbre (il livello di emergenza)[3], dal punto di vista dei disordini alimentari.” b) così che “uno degli obiettivi potrebbe essere quello di indagare i comportamenti relativi alle abitudini alimentari di due fasce di età (pre-adolescenza ed adolescenza) considerate tradizionalemente critiche, e che corrispondono, generalmente, ad altrettanti differenti momenti “mentali” di approccio alla realtà.” c) Rispetto a tali disordini “…evitare l’errore di non distinguere tra la manifestazione esterna dei fenomeni, e le cause degli stessi. Noi spesso andiamo a curare la manifestazione esterna, anche organica, dimenticandoci del fatto che la causa è a monte.”[4] d) Lo spirito che dovrebbe supportare l’indagine perciò, dovrebbe essere rappresentato consapevolezza che per intervenire in maniera utile - sia dal punto di vista diagnostico che prognostico - sulla patologia evidente, sia fondamentale individuare, o per lo meno formulare ipotesi da verificare, sulle cause esterne all’organismo che l’hanno determinata. “…il progetto di rete, inoltre, risulta fondamentale per lo sviluppo della conoscenza, ma perderebbe però efficacia nel momento in cui dovesse diventare l’unico strumento utilizzato per prevenire il disagio, cioè per evitare che esso si manifesti.” “La Socioterapia cerca di capire perché alcuni organismi (persone) ad un certo punto della loro vita e sulla base di potenzialità non soddisfatte manifestano il disagio …la parte evidente, il sintomo.” “Il sintomo viene affrontato in equipe, proprio perché, ognuno di noi, lo manifesta a livello del proprio punto debole (psicologico, organico).” “Perché alcuni di noi, di fronte ai problemi non risolti, reagiscono mangiando (mangiare compulsivo, grandi abbuffate), ed altri reagiscono eliminando o riducendo enormemente il cibo?”.
Il problema è a monte.
“Ricordiamoci che i problemi alimentari non riguardano solo i ragazzi (ed i riferimento è rivolto, ad es., a fenomeni di obesità adulta). Da studiosi di scienze sociali non possiamo dimenticarci che, nel momento in cui un fenomeno coinvolge più del 3-5% della popolazione, è un fenomeno che, pur manifestandosi a livello individuale, ha origine sociale (ambientale).”
Riguarda la relazionalità.
(continua…) [1] Vedi articolo www.ilbradipo.org , Inserti Speciali, “La SocioTerapia come scienza applicata”, di Maurizio Covarelli. [2] Ogni riferimento “virgolettato” è una citazione di L.Benvenuti [3] Corsivo mio. [4] Per ulteriori approfondimenti vedi www.ilbradipo.org , Rivista n° 10, “L’età della gelosia: chimica e morfologia di un sentimento di sempre” di Marco Binnici.
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