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di
Maurizio Covarelli
Sulla base di una
riflessione di lungo corso, a cui abbiamo dedicato ampio
approfondimento nell’articolo «L’approccio socioterapeutico:
dall’educazione all’intervento, di Maurizio Covarelli», è nata
l’idea, patrocinata dal Quartiere Savena, di sviluppare un
intervento che possa tradurre in termini operativi le ricerche e le
formulazioni teoriche conseguenti che la Socioterapia ha sviluppato
in questi anni, come ipotesi di spiegazione ed intervento dei nuovi
fenomeni di disagio giovanile, intra-generazionali (bullismo) ed
inter-generazionali (incomprensioni, conflitti, giochi di potere
adolescenti/adulti).
Il progetto è teso ad
ampliare le funzioni di una struttura già esistente sul territorio,
“Casa Gianni”, per farla diventare un punto di riferimento per
cittadini e di consulenza specialistica - sulla base delle
esperienze maturate in loco in oltre venti anni di esistenza – e
metterla in rete con altre realtà e strutture già presenti nel
quartiere.
L’obiettivo è di
attivare in tempi brevi una serie di incontri educativi
rivolti ai giovani - con la partecipazione delle loro famiglie e dei
loro insegnanti – utili alla comprensione di alcune
situazioni di conflitto e di disagio che spesso accompagnano
l’esperienza quotidiana.
L’esperienza di
ricerca empirica ed il risultato di indagine sociologiche hanno
evidenziato la capacità pervasiva degli strumenti comunicativi
interattivi elettrici-elettronici (televisione, internet, videogames,
ecc.) che, andandosi a sommare a quelli classici, si propongono come
nuove agenzie di socializzazione informali e si sovrappongono alla
scuola ed alla famiglia: tali media distribuiscono valori
alternativi, spesso in contraddizione con quelli consolidati da
generazioni precedenti, o inducono gli stessi valori ad assumere
forme diverse: l’incomprensione reciproca dei significati è perciò
spesso causa di conflitto durante il dialogo inter-generazionale e\o
interculturale; i nuovi media propongono immagini istantanee,
simultanee e disorganizzate, ma emotivamente più ancorate perchè
vissute dentro un rapporto relazionale simmetrico ed altamente
interattivo in cui il ragazzo sperimenta la propria autonomia, e
sulle quali prendono forma rappresentazioni, molto forti grazie al
coinvolgimento pluri-sensoriale, che diventano utili, ma spesso
pericolose se non adeguatamente gestite, nel momento in cui lo
stimolo ambientale richiede una risposta immediata
Se andrà in porto
l’intervento, l’obbiettivo sarà di inserirsi all’interno del
rapporto giovane/giovane – giovani/adulti alla luce della
neo-medialità per stimolare il giovane stesso a proporsi in maniera
critica nei confronti del messaggio, esercitandolo ad ancorare il
messaggio alle caratteristiche della propria quotidianità. Tale
quotidianità sarà - con l’aiuto dagli specialisti - a sua volta
definita all’interno di una Durkheimiana cornice collettiva fondata
sul rispetto e su ruoli in cui identificarsi, e non su riferimenti a
idealità mitico-simboliche in cui il modello di riferimento è spesso
(o sempre) irraggiungibile, creando inadeguatezze, conflitti
familiari e situazioni problematiche.
L’intenzione che
supporta il progetto, è utilizzare gli strumenti scientifici della
socioterapia per fornire un intervento atto ad istaurare rapporti di
reciprocità tra i giovani ed il proprio ambiente, tessendoli anche
grazie all’utilizzo controllato della nostra rivista multimediale.
Come ci ricorda
spesso il Professor Facci - direttore del “Il Bradipo” e docente
presso l’Istituto IPSIA VALLURI di Carpi - la domanda ricorrente dei
genitori e degli insegnanti è: i giovani sono sempre in grado di
de-codificare in maniera adeguata i messaggi veicolati dai nuovi
media? Come richiesto a più voci dalle famiglie e dagli operatori
della comunità educante, è sempre più attuale la necessità di
possedere nuovi strumenti interpretativi in grado di fornire
indicazioni sulle potenzialità, i limiti, ed i probabili rischi che
una fruizione incontrollata di tali media può esercitare soprattutto
tra i giovani e gli adolescenti; possedere nuovi strumenti per
leggere, comprendere, confrontarsi con simboli e significati,
sempre diversi da generazione a generazione.
La famiglia stessa
dovrebbe essere orientata e stimolata a diventare protagonista e
risorsa del proprio benessere e della propria unità, per affrontare
in un contesto di azione condiviso le incomprensioni e le difficoltà
che una decodifica isolata dell’ambiente spesso produce; tale
isolamento e la conseguente incomunicabilità delle esperienze
reciproche si traduce spesso in fratture generazionali, abbandoni ed
in alcuni casi in drammi familiari.
Conflitti di ruoli, giochi di potere, scontri affettivi e cognitivi
per l’affermazione della propria soggettività sono spesso la causa
delle moderne patologie, familiari e scolastiche, la cui soluzione
va elaborata con nuovi strumenti di dialogo in grado di indirizzare
al rispetto ed alla de-codifica delle necessità altrui, con lo scopo
di orientare verso una nuova possibilità comunicativa e di
reciprocità esistenziale. |