«L’approccio socioterapeutico: dall’educazione all’intervento»

di Maurizio Covarelli

Il SAT, in quanto Laboratorio - in senso stretto per le dipendenze patologiche e in senso lato per numerosi stati di disagio – che, grazie al supporto scientifico dell’AIST-Associazione Italiana di SocioTerapia, formula i propri assunti partendo dalla pratica diretta sul territorio e la verifica  sullo stesso, ha esperienza quotidiana di contatto sia con le famiglie, che, soprattutto, con le difficoltà legate alle educazione dei bambini (come ci ricorda il Professor R.Facci, direttore del Il Bradipo e docente all’istituto Ipsia di Carpi”, le affermazioni più frequenti possono essere condensate nella frase “…se qualcuno mi avesse detto cosa fare…!”) l’urgenza dei cui disagi è riconducibile spesso ad una parziale, ma comunque problematica, sensazione di inadeguatezza nell’affrontare la quotidianità della relazione; questa situazione, frequentemente, si concretizza con un distacco dalla comunità di appartenenza, con conseguenze che possono diventare problematiche e ripercuotersi sia a livello di singolo (emarginazioni, depressioni, paure apparentemente ingiustificate, crisi di panico), sia a livello di gruppo (drammi familiari e coniugali).

 

Il gruppo di lavoro si avvale, oltre che di Volontari, della consulenza di specialisti, docenti e ricercatori universitari che utilizzano nella propria attività una metodologia scientifica - la SocioTerapia - riconducibile all’uso, sia in prospettiva di diagnosi che di ricerca di possibili via di uscita specialistica, dei principali concetti sociologici che traggono la loro validazione proprio dalle ricerche sociologiche in materia di famiglia, educazione, di devianza,ecc.

Tali specialisti coinvolti sono docenti o collaboratori del corso di “TEORIE E METODI DI SOCIOTERAPIA” e “RELAZIONI COMUNICAZIONALI” insegnamenti interni al corso di “Laurea Specialistica in Organizzazione e Relazioni Sociali”, della Facoltà di Scienze Sociali dell’ Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, nonché Soci ordinari dell’AIST (Associazione Italiana di SocioTerapia) che svolgono la loro attività terapeutica in numerose sedi istituzionale e del privato sociale, tra cui la struttura “Casa Gianni” (S.A.T.).

 

Vista la pluralità di situazioni di disagio che ci si presentano e  che hanno come denominatore comune il rischio di marginalità sociale, abbiamo ritenuto utile progettare una forma di intervento sociale che fornisca strumenti educativi, utili per l’analisi e la comprensione delle probabili origini dei singoli stati di disagio lieve o sviluppatosi in forma patologica, che estendendosi danno origine a conflitti familiari.

 

La complessità del contesto sociale attuale, peraltro in continuo cambiamento, e la conseguente pluralità di forme con cui si concretizza e si differenza la famiglia all’interno della quale si trova ad agire il singolo, fa emergere la necessita di un intervento che non sia onnicomprensivo, ma che sia progettato e verificato in funzione delle particolarità e delle caratteristiche che si riassumono nella differenza stessa.

 

Tale complessità, che spesso si esprime producendo difficoltà  relazionali all’interno della famiglia, è legata spesso ad una definizione problematica della propria identità o della comprensione del proprio ruolo nella società; l’intervento richiede perciò che venga offerta la possibilità di proporsi/riproporsi ed integrarsi/re-integrarsi nei vari ruoli richiesti dal contesto sociale e familiare di riferimento, rielaborando i modelli precedenti dimostratasi in pratica inadeguati ad un contatto non problematico col proprio ambiente. L’impotenza del singolo estesa al contesto familiare di riferimento di per sé può portare ad uno stare male che a lungo andare può evolversi in patologie anche psicologiche o psichiatriche

 

In riferimento a queste necessità, è nata l’idea, promossa dal quartiere Savena che sta inoltre valutando la possibilità di partecipazione attiva, di un progetto che possa dare una risposta concreta a questi nuove emergenze.