Il Rispetto

(di Soriis)

 

In un tempo remoto, quando l’uomo ha preso coscienza della propria superiorità sugli altri esseri viventi esistenti nel globo terrestre ha iniziato a porsi delle regole improntate ad un modo di vivere che potesse permettergli di stare bene operando soprusi e sovrastando il prossimo con puro egoismo ed egocentrismo. In tal modo venivano a crearsi agglomerati con un capo, più o meno despota e membri più o meno obbedienti: coloro che avevano capito di essere umani con capacità di pensiero, cominciarono ad usare questa facoltà cercando di formulare concetti che permettessero all’umanità di vivere bene in “gruppo”, in “società”. Seguire le regole prefissate significava avere uno stile di vita che non recasse danno né a se stessi né al prossimo. In ogni gruppo di individui, c’era un “capo”, ritenuto il più saggio, che doveva proteggere e guidare i componenti come fossero  la propria famiglia; egli doveva, infatti, far sì che tutti seguissero le regole di vita convenute, per il bene comune. Tali regole erano costituite da canoni che imponevano di rispettare se stessi, gli altri e l’ambiente che li circondava.

Se il concetto “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“, fosse stato adottato dall’uomo fin dagli albori dei secoli, la parola rispetto potrebbe anche non esistere in quanto fatto naturale.

Purtroppo l’animo umano è formato da sentimenti buoni e istinti cattivi che a volte prevalgono, in tal caso,  la parola rispetto, è considerata come uscita da un vecchio e polveroso vocabolario ormai in disuso…e pensare che… rispettare il prossimo significa vivere serenamente, rispettare l’ambiente, vuole dire ordine, pulizia e rispetto per se stessi e per gli altri presenti e futuri; rispettare gli animali, significa  avere un animo  sensibile: questi sentimenti, a volte, si possono perdere di vista! Forse per questi motivi ci sono dissidi, baruffe, litigi, dissapori, guerre, violenze e prepotenze di ogni tipo.

Per chi è cattolico, i Dieci Comandamenti sono uno specchio di ciò che significa “rispetto”, tuttavia, a volte, anche chi segue la religione, fa “orecchie da mercante”!!!

Rispetto è anche sapere convivere con popoli di nazionalità e religioni diverse.

Nel vocabolario la parola “rispetto” è così descritta: l’osservanza alla dovuta sottomissione e/o reverenza nei confronti di qualcuno, in quanto impronta l’atteggiamento o il comportamento/ Disposizione ad astenersi da atti offensivi o lesivi. (…)[Devoto]; sentimento di deferenza verso una persona che si ritiene degna di onore e di stima/ deferenza, delicatezza, devozione, dignità, obbedienza, omaggio, ossequio, precauzione, riguardo, reverenza, stima, venerazione (…)[N.diz. ling. it. F. Fabbri Editori]

 

 

La stele di Rosetta

 

Il Rispetto

 (di Leonardo Benvenuti)

 

 

Interessante il tono quasi favolistico dell’articolo: sembra una narrazione fatta apposta per spiegare ad un bambino o a una bambina un concetto astratto. Il pregio è quello di unire un tipo di narrazione tipica della dimensione orale di sviluppo della persona, peculiare della primissima infanzia, ad una dimensione legata alla cultura tipografica, tipica delle società nelle quali l’alfabetizzazione scolare è obbligatoria.

Due le caratteristiche dello scritto, una positiva e una problematica:

-         la dimensione favolistica permette di sintetizzare uno dei momenti evolutivi più importanti della storia dell’uomo e cioè quello che vede il passaggio dalla dimensione collettiva delle comunità orali alla nascita dell’individualismo nelle società della sorgente borghesia: tale transizione, pur importante, è stata causa per la gente di allora – siamo nel periodo che va dalla metà del quattrocento in poi -  di un cambiamento epocale nelle relazioni tra uomini, sintetizzabile nella massima hobbesiana dell’homo homini lupus. Il singolo uomo diviene lupo per l’altro uomo. Un’affermazione nata storicamente e che, tuttavia, viene in seguito imposta come una sorta di generalizzazione che sembra accomunare tutte le epoche in una soggettività astorica, il cui unico sbocco viene, nelle parole di chi scrive, collegato ad un altrettanto astorico rifugio in una sorta di contratto sociale ante litteram: ante litteram, e cioè miticamente evocato fin da prima del momento della sua effettiva ideazione, poiché viene collegato al rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente;

-         l’individualismo, poi,  anziché essere visto come un’evoluzione – non essendo l’uomo un animale solitario - viene mostrato non solo come da sempre esistente, ma addirittura come una premessa alla stessa relazionalità umana: affermazione, questa, errata e che potrebbe risultare vera solo se si dovesse fare riferimento ad un uomo che, pur concependosi come individuo ha pur sempre e comunque bisogno degli altri e, proprio per questo, è obbligato ad inventarsi la dimensione della socialità, come dimensione collettiva della soggettività. È proprio da tale affermazione che traspare il riconoscimento dei limiti dell’individualismo medesimo, proprio nel riconoscimento dell’impossibilità di una vita assolutamente avulsa dal proprio contesto e completamente autoreferente.

 

A tali riflessioni generali occorre aggiungere due ulteriori considerazioni a stampo edificante e religioso: nel momento in cui dovessi incontrare una persona feroce che agisce dando ed aspettandosi ferocia, in quel momento cadrei nella trappola del “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“: ad essere importanti sono alcuni principi morali e/o religiosi che non possono essere staccati dall’affermazione precedente poiché qualunque valutazione demandata al giudizio/volere del singolo individuo finirebbe con l’essere densa di pericolo.

Così, ad esempio, i Dieci Comandamenti, genericamente intesi, possono essere considerati sia come rivelazione divina che come affermazioni valide in sé alle quali adeguarsi eticamente. Indipendentemente dalla nazionalità; o dalla religione; o dal colore della pelle. L’importante è che siano inseriti in un contesto valoriale forte. Altrimenti potrei considerare come mie tutte le donne. Oppure potrei pormi la domanda se le donne siano obbligate da tale comandamento.

Occorre, inoltre, prestare la massima attenzione alle definizioni linguistiche dei dizionari, alle quali si rimanda nell’articolo: sono equivalenze che nulla aggiungono ma che sostituiscono semplicemente ad una parola un insieme di altre parole. Sono tuttavia importanti per un chiarimento che gioca proprio sulla ridondanza, come chiarimento plurimo, per evitare che un significato possa essere impreciso, o ambiguo, o aggirabile. Ma sono comunque figlie della loro epoca e dell’ideologia imperante in tale epoca. E ciò vale anche, e forse soprattutto, per il concetto di rispetto. Che potrebbe semplicemente essere dovuto al timore, alla paura, alla convenienza, al calcolo, alla condivisione di valori illeciti o perversi, ad una riconosciuta superiorità in essi, o nel male, e così via.

Nelle società dell’individualismo, la valutazione sul rispetto corre il rischio (o la certezza) di essere un affare individuale.