La socioterapia come scienza applicata.

Un’ipotesi di diagnosi e di cura dei disturbi dell’alimentazione

di Maurizio Covarelli

 

L’11 marzo 2006 si è tenuto ad Ischia il convegno intitolato “R.I.D.A – RICERCA INTERVENTO SUI DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE”, al quale hanno preso parte autorevoli rappresentanti delle istituzioni, tra cui il dottor Raffaele Ateniese, Direttore Generale dell’ASL Napoli 2.

Tale  progetto si concretizzerà con l’inaugurazione di un centro dedicato al trattamento dei disturbi dell’alimentazione, ideato e gestito dagli specialisti della cooperativa Kalimera, esperti che rappresentano la sezione Campana dell’AIST-ASSOCIAZIONE ITALIANA DI SOCIOTERAPIA.

Negli ultimi anni, è esplosa  nei giovani ed in particolare negli adolescenti, il problema dei disturbi dell’alimentazione (bulimia, anoressia). Tale fenomeno, viene annoverato dalla letteratura nazionale ed internazionale tra le problematiche legate alle dipendenze patologiche, cioè alla incapacità del giovane di raggiungere livelli di autonomia che gli permettano processi di riconoscimento di sé.

Il progetto prevede la realizzazione di due interventi differenziati.

Il primo modulo consiste in una ricerca-intervento che avrà come destinatari gli allievi delle prime classi delle scuole medie superiori, e che si muove sul presupposto che l’intervento nella fase subclinica permette di prevenire l’evoluzione nella forma conclamata del disturbo. Al termine della ricerca  verranno restituiti alle classi i risultati emersi, con lo scopo di proporre ulteriori step che prevedano incontri di gruppo, colloqui individuali, colloqui familiari. La metodologia  adottata prevede l’attivazione delle risorse all’interno del gruppo stesso dei beneficiari finali.

Il secondo modulo, che promuove la cura e la riabilitazione, è finalizzato a ad intervenire su persone che hanno disturbi del comportamento alimentare e che a livello territoriale non hanno trovato una risposta terapeutica specifica o idonea. Questo modulo è caratterizzato da azioni di educazione alimentare e socioterapia, oltre che da interventi di medicina specialistica che agiscano sugli effetti organici del disturbo.

La metodologia è ispirata alla socioterapia, disciplina che considera le attuali forme di disagio, comprese quelle che si manifestano con l’alterazione del comportamento alimentare, come difficoltà comunicative (di decodifica dell’ambiente) strettamente legate ai cambiamenti introdotti dai nuovi media (ipotesi formulata sul concetto di deriva storica dei media, vedi L. Benvenuti,  “Malattie Mediali”, Baskerville, Bologna 2002); essendo perciò tali difficoltà culturalmente e storicamente determinate, l’ipotesi è che i disturbi ad esse associate siano da affrontare in un’ottica socio-antropologica.

L’intervento - sicuramente innovativo all’interno di un’ASL, sia come approccio disciplinare che metodologico in quanto vedrà l’azione congiunta di socioterapeuti e medici - ha sicuramente l’ambizione di avvicinarsi al disagio attuale con strumenti nuovi, di indagine e terapeutici, che possano permettere nuove diagnosi e promuovere la formulazione di nuove ipotesi risolutive; una nuova proposta scientifica al disagio, indispensabile in un momento in cui i tradizionali approcci risultano spesso inefficaci, viene recepita ed adottata, come prima sperimentazione, dal Dipartimento di salute mentale dell’ASL di Napoli 2, per poi essere validata ed eventualmente, con l’auspicio e la promessa espressa direttamente dalla voce del Direttore di tale Azienda Sanitaria, essere ulteriormente rinforzata.