A Bologna in quartiere San Vitale

L’OROLOGIO nel SAT

Come misurare bene il tempo, in modo bello e utile

Intervista al signor Pietro Ballanti che parla, senza far chiasso, di uomini e orologi 

di Raffaele Facci

 

Gli ingranaggi puliti e oliati sono ora  risistemati nello spazio cubico che li raccoglie sospesi e concatenati  in bell’ordine. Il cubo con l’orologio è appoggiato su un semplice e robusto palchetto a circa due metri dal pavimento. Riesco appena a riportare alla mente e riconoscere gli stessi ingranaggi sparsi sul pavimento arrugginiti e secchi, che avevo notato non molto tempo addietro. Siamo nello spazio de “Il Bradipo” che in questi giorni ospita questo stimolante manufatto settecentesco che serviva a far scandire il tempo alle campane della attigua torre del convento di San Leonardo, ora sede del quartiere.

 Il signor Pietro Ballanti mi fa notare la ruota dentata datata 1760, i dentini limati uno ad uno a mano e il nome che precede la data: DOMENICO MARIA FORNASINI.

Ci spostiamo nella attigua sala grande a mansarda e sediamo ad un tavolo. Questi spazi sono la sede del SAT, il servizio assistenza tossicodipendenti del quartiere San Vitale. La nostra rivista è del SAT.

“Sono nato all’ombra delle due torri- mi dice il signor Ballanti- al 51 di via San Vitale, qui vicino. La passione per gli orologi è iniziata sui 13 anni: li smontavo e li riparavo. Ora ho circa 1200 testi di orologeria. L’ultimo arrivato è un testo settecentesco inviatomi da Dresda in microfilm.

 Mi interessano gli orologi ove ci sia ancora l’intervento umano. Mi interessano le pendole da appartamento e da edificio: si può avere rapporto diretto con il meccanismo, vedere le soluzioni adottate dal costruttore, la sua fantasia inventiva. L’ orologio di Fornasini monta un tipo di suoneria usato pochissimo negli orologi da torre . E’ la suoneria a rastrello, molto raffinata. Non perde mai la fase, non sconcerta. Se, per caso, in un determinato momento batte un numero di colpi sbagliato, la volta successiva si resetta. E’ uno dei primi sistemi di memoria meccanica inventati dall’uomo: memorizza il numero di colpi in funzione delle ore. C’è un tastatore (una leva),che va a sentire la posizione delle sfere dell’orologio. Lo fa ogni quarto d’ora e segue due informazioni. I tastatori sono infatti due: uno sente il numero dell’ora, l’altro il numero del quarto. L’orologio, ogni quarto d’ora, batte il numero delle ore con un tono grave e il numero dei quarti con un tono acuto. Quando siamo all’ora non viene battuto il quarto perchè sarebbe zero.

C’è una memoria: due camme che sono sagomate ed hanno una forma a chiocciola. Queste ruotano con la lancetta delle ore e la lancetta dei minuti. Ogni quarto d’ora un meccanismo sgancia l’automa della suoneria che fa avanzare i tastatori che vanno a sentire quale è il numero delle ore e dei quarti…”

“Domenico Maria Fornasini”- mi inserisco nella descrizione.

“Si. E’ riuscito a fare compiere tre funzioni alla leva a rastrello, eliminando due leve dal meccanismo. Fu un orologiaio bolognese, aveva la bottega in via Altabella, dalle parti della Cattedrale di San Pietro. Non conosciamo la sua data di nascita. Sappiamo del 1757, anno in cui costruisce l’orologio di San Petronio”.

“Lei è intervenuto su questo orologio meccanico? Chiedo.

“Lo scorso anno, a gennaio. Fui chiamato da Mario Fanti, direttore dell’archivio e della Fabbriceria della Basilica di San Petronio. Devo la possibilità dell’ intervento a Giovanni Paltrinieri. Fu lui a presentarmi a Fanti. Ho impiegato quindici giorni, ma sono riuscito a farlo funzionare. Si tratta, in effetti di due orologi: uno fornisce l’ora italica, l’altro l’ora francese. Nel medioevo (ora italica) le ore non venivano computate a partire da mezzogiorno: il riferimento era il calare del sole. Mezz’ora dopo venivano chiuse le porte della città. L’ora francese invece è la nostra: parte dal mezzogiorno. In effetti l’unico strumento che fornisce l’ora vera è la meridiana. Paltrinieri è un profondo conoscitore di gnomonica, la tecnica relativa alla costruzione degli orologi solari  e alla rappresentazione proiettiva (totale o parziale) della sfera celeste.

 Giovanni mi ha pure aiutato per il periodo relativo alla costruzione dell’orologio del convento di San Leonardo.

Devo a lui la possibilità di aver potuto lavorare sui due gioielli di orologeria bolognese. Ma voglio tornare a questo”.

“Mi ha detto di averne saputo dell’esistenza mentre lavorava a riattivare quello di San Petronio”.

“Si. Stavo facendo una ricerca su Fornasini e mi sono imbattuto  in un articolo del periodico del Comune di Bologna del 1925 che riportava il censimento degli orologi pubblici di Bologna. Era citato anche quello dell’ex convento di San Leonardo. Son venuto e l’ho trovato, nella torre. Ho fatto una relazione dettagliata con documentazione fotografica”.

Ho informato un caro amico milanese: Giancarlo Del Vecchio grande conoscitore di orologi. Giancarlo ha scritto al sindaco  Sergio Cofferati invitandolo ad intervenire rapidamente: gli ha detto di essere del 1918. Io ora sono qua e l’orologio ormai è a buon punto.Il mio intervento vuole essere a titolo gratuito. Volevo solo aggiungere, per terminare l’ intervista un altro nome: quello dell’orologiaio Cimarelli. Estimatore di Fornasini, nel 1930 interviene sull’orologio con grande rispetto.Ha cercato di operare per tramandare l’orologio così come era. Ha aggiunto il quadrante ed un pacchetto di ingranaggi, senza alterare la macchina originale. Per lui sarebbe stato meglio sostituire:  facendo un lavoro più grande poteva farsi pagare di più. Sul quadrante c’è il suo nome, ma il meccanismo era nascosto nella torre”.