Associazione “medico N.A.Di.R”

 

Oltre la medicina organica: intervista alla dottoressa Luisa Barbieri

 

 

la relazione nel contesto terapeutico

di Raffaele Facci

“Ero al Maggiore, studentessa di medicina, amavo stare in ospedale. Mi piaceva il rapporto con le  anziane pazienti. Ce ne era una che, in preda a demenza senile, urlava. Decidemmo di iniettarle 3cc di acqua distillata in muscolo. Si calmò e i 3cc di acqua furono messi in terapia. Purtroppo funzionava solo se li iniettavo io…Questa signora mi ha insegnato che cosa vuol dire la relazione nel contesto terapeutico”. A raccontare è la dottoressa Luisa Barbieri. Ci conoscemmo quando intervenne per portare l’esperienza del lavoro suo e della Associazione N.A.Di.R. nel corso di Alta Formazione su: “L’approccio socioterapeutico al cliente/utente”. Scoprimmo gli interessi comuni e le confluenze dei rispettivi percorsi.

N.A.Di.R. sta per Nuova Associazione Disequilibri Relazionali. Cercando in internet www.mediconadir.it, si legge: “associazione a carattere socio-sanitario destinata alla cura e alla prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità), inquadrabili nei disturbi di relazione, attraverso un’azione diretta sul territorio nazionale con allargamento nel sud del mondo, attraverso missioni di interscambio”.

In effetti la N.A.Di.R. ha “adottato un ospedale” in Burundi collaborando con la congregazione burundese delle suore di Bene Mariya. N.A.Di.R. si è impegnata per l’avvio di una struttura ospedaliera sia per quanto riguarda il supporto sanitario, sia per la formazione del personale. Riguardo alla ‘adozione’, si tratta di provvedere alla copertura economica dei trattamenti sanitari. La zona è molto vasta e scoperta da ogni servizio socio-sanitario e la popolazione estremamente povera.

L’ interscambio prevede di intervenire, in futuro, per disavvezzare alcuni pazienti dalle dipendenze autodistruttive che li caratterizzano.

A Bologna l’esperienza e la sperimentazione partirono nel 1987, dalla divisione di Endocrinologia dell’Ospedale Maggiore. Passarono poi attraverso la collocazione del progetto in ambulatorio privato per poi giungere al contenitore associativo.

Tutte le attività svolte sono sottoposte alla supervisione della dottoressa Luisa Barbieri e della dottoressa Paola Calzolari. Nella struttura ci si può avvalere di consulenze tecniche in ambito medico e psicologico.

“ Pratichiamo – mi dice la dottoressa Barbieri – la supervisione incrociata e costante tra operatori per evitare che il singolo terapeuta venga manipolato “.

La formula associativa quale istituzione è stata scelta per l’impossibilità, a tutt’oggi, della struttura pubblica ad accogliere una sacca di patologie che non trova altri riferimenti che la struttura privata.

Oltre alle attività terapeutiche al Centro bolognese si svolgono attività di supporto socio-sanitario, come i gruppi di lavoro gestiti dai pazienti e le attività di studio e informazione come la redazione della rivista “Mediconadir”.

“ Vogliamo passare conoscenze e abilità – conclude la dottoressa Barbieri- per smantellare il vuoto psichico, per far scoprire che esiste l’altro e far fronte al narcisismo.

Nella mia esperienza fu importante l’incontro con il professor Zampa, maestro endocrinologo. Mi diceva ‘Devi essere umile’. La medicina è una scienza inesatta. Avendo il senso del limite, cercando e condividendo oltre il proprio orticello, possiamo fare meglio”.