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“Formarsi in rete”
una proposta innovativa rivolta ai problemi
sociali
Incontro di quartiere
di Maurizio Covarelli
Il 6 aprile 2005,
si è svolto, presso la sede del quartiere Savena, un workshop di
confronto sul progetto “Formarsi in rete”.
A tale incontro
hanno partecipato, oltre ai rappresentanti delle Cooperative ed
Associazioni partners del progetto, alcuni referenti istituzionali:
Adriana Scaramuzzino (Vicesindaco di Bologna), Carmelo Adagio
(Presidente Quartiere San Vitale), Virginia Gieri (Presidente
Quartiere Savena), Luisa Prata (Responsabile Ser.T. Distretto Nord -
AUSL di Bologna), Giuliano Barigazzi (Assessore alla Sanità-Servizi
Sociali-Volontariato, Provincia di Bologna), Alberto Alberani
(Responsabile cooperazione sociale e terzo settore, Lega Coop
Bologna).
Il progetto di
ricerca nasce dall’esperienza sperimentale del ”Centro Integrato
Servizi: Oltre la Strada” rivolto al reinserimento sociale; si basa
su una serie di interventi in grado di fornire una risposta
integrata ai bisogni di casa, relazioni e lavoro, attraverso servizi
di aiuto, counseling, accompagnamento, tutoraggio e laboratori
artigianali. Il Progetto è stato realizzato dalle Cooperative
Sociali La Strada (capofila), Nuova Sanità, Asat, Cadiai, Il
Pettirosso e l’associazione Amici di Piazza Grande, in
collaborazione con il Comune di Bologna, l'Ausl di Bologna e la
Provincia di Bologna.
In breve i temi
emersi.
Il professor L.
Benvenuti, mette subito a fuoco quelli che sono i presupposti sui
quali è necessario orientare gli interventi di accompagnamento:
“…l’accompagnatore deve essere un esperto, capace di comprendere se
vi è nella persona un problema di… incapacità di decodifica di sè, o
dell’ambiente in cui vive…”; spesso i percorsi di vita sono scelte
conseguenti (vagabondi, tossicodipendenti), ma, “…nel momento in cui
si dovesse verificare il desiderio di uscirne, o nel momento in cui
le persone non fossero più …in grado di sentirsi appagate da tale
stato… l’aiuto deve essere orientato alla ricostruzione di un sé
desiderabile e di un proprio ruolo… Entrambe le variabili, cognitiva
ed affettiva., devono essere ascoltate ed orientate verso una nuova
forma di vita”. Una delle grosse difficoltà, prosegue Benvenuti, “
…è far capire a persone che hanno fatto comunque una scelta di vita,
che si può ottenere altrettanta soddisfazione da se stessi,
dall’ambiente, ecc.” (qui il riferimento è esplicitamente
rivolto ai problemi della tossicodipendenza e dei senza fissa dimora)
“da relegare il problema delle sostanze - o comunque delle scelte
divenute insoddisfacenti (corsivo mio ) - in una dimensione che
poi andrà a scomparire …”. Benvenuti insite sul fatto che, per
offrire loro una possibilità di aiuto efficace durante il percorso
di ri-difinizione del proprio sé, essa deve necessariamente essere
svolta considerando le due dimensioni – cognitiva (lavoro, ruolo
funzionale) ed affettiva (espressiva emotiva, sentimentale) – come
un intero: azioni sviluppate privilegiando una sola di queste
componenti possono risultare inadeguate nel percorso di
ricostruzione di una identità soddisfacente, lasciando l’utente
ancorato - affettivamente o cognitivamente - alla precedente, e
generando quello che viene definita “cronicizzazione del disagio”.
Prosegue Martina
definendo le finalità del progetto, che sono quelle di “…promuovere
l’inclusione sociale di persone senza dimora, in condizione di
povertà ed in situazione di disagio sociale, attraverso delle forme
di accompagnamento e di orientamento differenziati, integrati, e
soprattutto appropriati alle caratteristiche, ai bisogni, e anche
alla capacità delle persone… attraverso l’attivazione di una rete di
soggetti diversi tra di loro che possano appunto offrire servizi
diversificati ed integrati tra loro…” con la consapevolezza che solo
con l’offerta di un lavoro od una casa, non associato ad un
potenziamento delle competenze sociali e relazionali, è difficile
perseguire l’obiettivo del completo re-inserimento delle persone in
stato di disagio. Martina conclude il suo intervento auspicando che
anche il tessuto socio-economico si faccia carico dell’inclusione
sociale; messaggio peraltro recepito dal Presidente del quartiere
Savena, dott.ssa Virginia Gieri, che propone un approfondimento
della problematica che vada oltre l’opera di semplice censimento e
segnalazione delle situazioni problematiche, impegnandosi a favorire
un intervento di sostegno verso queste iniziative, che lo stesso
Presidente considera “innovative”, ammettendo anche un limite, coiè
che all’interno delle macchine burocratiche si incontrano
competenze“…spesso non all’altezza delle nuove sfide…” .
Altre operazioni
serie come “Formarsi in rete”, su cui investire sul territorio, è
l’auspicio lanciato dal Presidente dott.ssa V. Gieri e colto dal suo
collega, dott. Carmelo Adagio, Presidente del quartiere San Vitale,
che rivendica un nuovo ruolo delle istituzioni come “…soggetti che
cerchino di coordinare ed attivare le risorse che esistono e si
muovono nel territorio…”, illustrando il progetto, in corso di
elaborazione e stesura, del piano sociale di zona di cui si doterà
l’amministrazione comunale: esso si stabilizzerà, nonostante le
risorse calanti, sull’urgenza di monitorare i bisogni e di creare
rete di interventi, dal disagio, all’adolescenza, all’infanzia.
Prende la parola a
questo punto il Presidente dell’Associazione per il Volontariato,
----------, il quale ricorda la forza che il ruolo del volontariato
garantisce in virtù delle risposte fornite sui temi emergenti del
sociale; intervento peraltro rinforzato da Alberto Alberani, il
quale sottolinea l’esigenza fondamentale di integrare in rete le
varie associazioni, affinché i singoli partner possano fornire
contributi, teorici, di metodo e di intervento, ognuno con la
propria specificità, agendo su ogni potenziale fonte di disagio, e
fornendo una risposta mirata ad ogni singolo utente; la logica del
sistema in relazione, inoltre, riesce a fornire valore aggiunto ad
ogni azione singola, sopravvivendo alla cronica mancanza di fondi
economici
La serata termina
con l’intervento del Vice-sindaco Adriana Scaramuzzino, Assessore
alle politiche sociali del comune di Bologna, che conferma la
“…necessità di uno scambio continuo tra le esperienze maturate sul
territorio:…sia rispetto alle strategie che devono essere poste in
essere, sia rispetto le proposte che devono essere avanzate, col
fine di valutare la condivisione e l’opportunità che in concreto
queste iniziative possano essere effettivamente realizzate…” Vecchi
e nuovi problemi si fondono e producono nuove sfide, che Bologna,
con i suoi strumenti, è in grado di affrontare “…con una
progettazione che tenga conto che le tante risorse che vengono dal
privato, e dal volontariato, possono essere valide se riescono a
dare delle risposte concrete adatte a quella persona, in quella
situazione…; “ragionando solo su grandi categorie” – continua l’Assesore
– “… si corre il rischio di essere anche antieconomici…”
Condividendo la tesi della causa sociale del disagio - che si
manifesta però come sindrome individuale, come suggerito dal prof:
Benvenuti – l’Assessore manifesta l’intenzione di considerarla anche
come punto di vista per l’orientamento politico: azioni che siano
analitiche e risolutive e che abbiano consistenza personalizzata,
allontanandosi dalle politiche di interventi solo strutturali,
generalizzati e onnicomprensivi che, oltre ad essere anti-economici,
non rispondono più alle esigenze cliniche di re-inserimento e
re-integrazione individuale; un’ottica non dispersiva e una
concentrazione delle forze rispetto ai bisogni, possono infatti
risolvere la necessità di coniugare due emergenze organizzative: la
carenza di risorse economiche e la necessità di fornire risposte
specialistiche.
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