Considerazioni sull’incontro

di Maurizio Covarelli

Permettendomi alcune riflessioni personali sull’incontro, mi è parso di notare come la tendenza manifestata dai partecipanti, sia orientata a consolidare un atteggiamento culturale che proponga risposte al disagio e all’emarginazione che superino gli interventi esclusivamente materiali e/o strutturali (peraltro fondamentali), classici di un walfare State solamente assistenzialistico; la proposta pare proponga il privato sociale come nuovo attore di azioni di comprensione/spiegazione/intervento su quelle che possono essere le probabili cause sociali del disagio. Si parte dal presupposto che non può esistere risposta clinica che consideri la persona esclusivamente come singolo isolato, incapace per sua natura di svolgere un proprio ruolo, ma che esiste un individuo che vive all’interno di un eco-sistema, relativamente ed all’interno del quale può risultargli problematico costruirsi una propria identità. Relazionalità, comunicazione, tessiture all’interno di gruppi amicali e familiari, re-inserimento riappropriandosi di un ruolo formale e desiderabile, diventano requisiti fondamentali su cui progettare forme di intervento, per aiutare coloro ne sentissero la necessità, a (ri)trovare un ben-essere che troppo spesso è stato ridotto o scambiato con quello materiale o meramente strumentale; il progetto in rete è un primo risultato di un orientamento che considera la sanità come estensione del concetto di salute oltre l’ambito esclusivamente biologico, cioè come risultato ecologico di armonia affettiva, cognitiva, tra l’individuo ed il proprio ambiente. Come esposto dai due Presidenti di quartiere, dott.ssa V. Gieri e dott. C. Adagio, infatti, il monitoraggio effettuato sul nostro territorio ha evidenziato che il disagio emergente è riconducibile in minima parte a quelle che vengono definite le “nuove povertà”, risolvibili con interventi socio-economici, ma è diventato soprattutto emergenza tipica ed in aumento di  coloro che, non trovando una formula adeguata su cui costruire un proprio contesto di appartenenza e di relazioni, sono emarginati o si auto-emarginano; o troppo spesso diventano vittime delle nuove patologie (depressioni, crisi di panico) o dipendenze (droghe, alcol, internet).