Adolescenti ed alcol

Quel che dico/Quel che faccio.

Avere presente il nostro target. Questa fu la prima esigenza nel prepararci, circa un anno fa, all’incontro del 31 ottobre 2008 con Leonardo Benvenuti e Vera Blasutti. Dovevamo sapere come rivolgerci ai nostri interlocutori: ragazzi, genitori, insegnanti, educatori. Pensammo perciò di documentarci. Ma la migliore documentazione ci è venuta da questa indagine che ci ha dato informazioni interessanti, preziose per progettare il lavoro e gli interventi in modo utile oltre che adeguato

ACAT Valutazione dati Questionario.

a cura di Raffaele Facci e Marta Valentini


410 Questionari compilati a Carpi nei mesi di marzo e aprile 2008. così suddivisi:

206 adulti tra 34 e 70 anni, di cui 114M e 92F.

204 studenti delle superiori. 109 di II e III, 95 di IV e V. Per 4/5 maschi.


La prima domanda

Esprimi con una crocetta le tue valutazioni sulle seguenti affermazioni :

Quasi la totalità degli studenti [96,08 %] dice no all’affermazione l’alcol ti aiuta ad affrontare la vita.
Ma il 45,59% [si sale al 47,71 % se consideriamo solo i ragazzi di seconda e terza ] acconsente al fatto che uno sballo a fine settimana sia normale.
Gli adulti non la pensano allo stesso modo e quasi tutti [95,15 %] condannano lo sballo di fine settimana. Come pure quasi il 95 % non vede nell’alcol un mezzo per divertirsi.
Ma torniamo ai ragazzi:
per più di un quarto degli intervistati delle superiori l’alcol facilita le relazioni e, per il 27 % assicura il divertimento. Salvo poi ad indicare più avanti, alla terza domanda, solo in 9 su 204 [ 4,41% ] nell’ alcolista una persona che vuole divertirsi. Quasi tutti d’accordo però sul fatto che l’ uso eccessivo di alcolici sia un problema [93,63%].
Siamo ai primi dati. Si delineano già i giudizi di valore, i comportamenti sovrapponibili e/o sostituibili che troveremo confermati più avanti. Ragazzi fungibili, possono essere in un modo o in altro modo. “Può andare” dicono, valutando l’opportunità in base ad un piacere del momento. Non sono in una visione più ampia dove si possa articolare una progettualità che veicoli il quotidiano per un fine di promozione e costruzione di vita. Portatore quindi non solo e non tanto di piacere, ma di felicità fertile, da condividere.


Confrontiamo queste indicazioni con le percentuali che troviamo alla domanda n.3:

Chi è secondo te un alcolista?

Per il 39,7 % dei ragazzi una persona che fugge da se stessa.
Per il 22, 54% una persona che non rispetta la propria salute.
Per il 9,8% un viziato.
Consideriamo le prime due indicazioni che ci portano ad una percentuale del 62,24 %. Quasi due ragazzi su tre sa che eccedere con l’alcol è un atto contro se stessi che non aiuta, è anzi contro la vita e la sua costruzione.
Se aggiungiamo il 10 % che ha optato per l’alcolista come viziato abbiamo chiara l’indicazione negativa verso chi beve. I ragazzi, lo vedremo bene più avanti, sono severi, duri verso chi eccede con gli alcolici, eppure…. Allo stesso tempo sembra non sia facile vivere da sobri. Bere aiuta? Aiuta ad entrare in relazione ed anche a divertirsi, anzi no!
Sono dati utili che portano a galla e danno corpo ad una situazione prevista, ma che non ha spazio nella consapevolezza condivisa dell’opinione pubblica.Si ha la percezione che le cose stiano così, ma si vive come se ciò non fosse. Quanto trovato dalla ricerca è preoccupante e richiede risposte adeguate anzitutto educative e formative.
I ragazzi sanno bene come stanno le cose ma non ne traggono le conseguenze, anzi in troppi subiscono adeguandosi, non perseguono comportamenti logici.
A questo proposito teniamo presente il fenomeno delle Identità istantanee contemplato in socioterapia. I nostri ragazzi allevati con forti dosi di esposizione televisiva, sono abituati ad entrare ed uscire in un istante cambiando semplicemente canale,da realtà molto differenti tra loro e a rispondere immedesimandosi in esse e facendole proprie. Non sorprendano quelle che a noi giungono come contraddizioni nel comportamento, sono risposte via via confacenti alle varie realtà che  essi incontrano: a scuola, in piazza, in discoteca, in parrocchia ecc:
Troviamo anche ignoranza riguardo agli effetti dell’alcol come pure traspare leggerezza e sottovalutazione del fenomeno. Notiamo infatti a questo proposito che per il 60% circa dei ragazzi intervistati  il vino fa buon sangue.


La seconda domanda

Quando senti notizie di incidenti stradali o di drammi familiari provocati per effetto dell’alcol, che cosa provi?

Quasi il 9 % [18 su 204, poco meno di uno su dieci] dei ragazzi sceglie come prima indicazione indifferenza che viene invece indicata da un solo adulto su 206.
Inoltre se uniamo paura con rassegnazione e impotenza le indicazioni prioritarie dei ragazzi raggiungono il 27 %. Ben più di un terzo dei ragazzi sono portatori di questi sentimenti di inadeguatezza al riguardo. Per fortuna rabbia e indignazione superano, fra gli studenti il 60%. A questi si possono aggiungere quasi tutte le indicazioni apposte di persona alla voce altro. Abbiamo così 2 ragazzi su 3 che esprimono e sono portatori di istanze di reazione al fenomeno di dipendenza dall’alcol. Si tratta di una istanza promotrice della vita. Dobbiamo darle forza e promessa di futuro: noi adulti a fianco dei ragazzi per aiutarli a cercare e sviluppare progetti di costruzione della vita loro e altrui.


La terza domanda

Chi è, secondo te, un alcolista?

Abbiamo considerato le percentuali relative alla prima scelta indicata da ciascun intervistato, relativamente alle indicazioni fornite.
Una persona che vuole divertirsi, raccoglie il numero più basso di adesioni in assoluto. Per gli adulti una sola su 206 intervistati [0,48%]. Per i ragazzi solo 2 fra i più grandi, 7 fra i più piccoli. E’ ampia e diffusa la consapevolezza che nell’abuso non c’è divertimento: aumenta con la maturità.
Per completare la riflessione rimandiamo a quanto sopra detto.
La più alta indicazione per gli adulti è:un malato [42,23%], seguita [32, 52%] da:
una persona che fugge da se stessa. In effetti l’alcolista se vuole e accetta l’aiuto, ha la possibilità di uscirne e ricostruire, quasi sempre, la sua vita.
I ragazzi invece sanno bene come stanno i fatti e al 40% indicano:
una persona che fugge da se stessa, prima indicazione.
Per i ragazzi più grandi questa supera il 50%, le opzioni proposte erano sei.


La quarta domanda

Da chi, secondo te, dovrebbero essere affrontati questi problemi dovuti all’alcol?

Per i ragazzi la risposta più gettonata è l’indicazione: da ciascuno di noi [34,80 %], seguita a ruota, quasi alla pari [34,31 %] dall’indicazione : dalla famiglia.
Negli adulti dalla famiglia raggiunge il 37,86 % seguita col 21,84 % con: da ciascuno di noi.
Qui notiamo come le donne siano più propense degli uomini a fare riferimento al medico (13,04% donne su solo 1,75 % maschi). Altre differenziazioni percentuali sono sulla scuola: il 10,52% dei maschi pensa che la scuola debba affrontare il problema, contro il 5,43% delle donne.
27 ragazzi su 206 [il 13,23 %] indica come terza realtà per affrontare il problema la legislazione governativa. Anche per gli adulti la normativa è al terzo posto con un maggior rilievo: 17 %.
I ragazzi indicano per ultima la scuola.
Al di là di psicologi, medici o scuola, è la famiglia e anzitutto ciascuno di noi che devono farsi carico e dare risposte al problema. E’ interessante che  in tanti ragazzi ci sia la consapevolezza della responsabilità personale. Le percentuali cui si attinge unendo le due scelte sono altissime.
Sul 70 % per i ragazzi, sul 60 % per gli adulti. I ragazzi, in particolare indicano se stessi e la famiglia come artefici della riuscita. Sapendo delle difficoltà e delle fragilità di entrambi la potremmo anche interpretare come una richiesta di aiuto. In ogni caso è necessario attivarsi in rete tra i vari soggetti dediti alla formazione e alla comunicazione sul territorio per progettare risposte adeguate e qualificate.


La quinta domanda

Riguardo all’alcol che cosa intendi per “abuso”?

Un ragazzo su cinque [20,58 %] dice che il termine abuso non è definibile. La maggioranza (54.41%) sceglie la persona visibilmente alterata come indicatore. Anche se la scelta, tra le risposte proposte ha una sua logica, tuttavia evidenzia una propensione alla accondiscendenza su una situazione limite.


La sesta domanda

Pensi che l’alcolismo sia un problema :individuale, familiare,della società, una conseguenza dei modelli culturali ?

Il 45,58 % dei ragazzi ritiene che l’alcolismo sia un problema individuale.
Notiamo dalle varie opzioni scelte dagli studenti la sottolineatura della necessità di una risposta positiva personale di chi intende uscire dal problema.
Per gli adulti al primo posto [37,86 %] troviamo invece un problema della società  che per le donne adulte raggiunge una indicazione  del 43,47% e nei  ragazzi tocca il 28,92 %.
Non pensiamo possa essere utile, pur se vera, la sottolineatura univoca del problema come fatto sociale. Sia i giovani che gli adulti indicano poi per un quasi 13%  come conseguenza i modelli culturali proposti.


La settima domanda

Conosci persone che fanno uso eccessivo di alcol?

I ragazzi in grande maggioranza (65,19%), gli adulti in maggioranza(53,26%) conoscono “persone che fanno uso eccessivo di bevande alcoliche”.
I giovani, nella loro condizione esistenziale di più breve esperienza di vita sono più esposti all’influenza di questa situazione di dipendenza rischiando di esserne condizionati E’ necessaria una maggiore presenza propositiva e di indirizzo dell’adulto nei confronti dei ragazzi.


La ottava domanda

Che cosa faresti se un tuo GENITORE, FIGLIO, PARENTE, AMICO/A, presentasse problemi di alcol ?

Mentre da una larga parte dei ragazzi il “rimprovero”, o semplicemente “il consiglio a bere di meno” vengono considerati rimedi validi per dissuadere chi beve troppo, tra gli adulti prevale nettamente la scelta di voler conoscere meglio il problema, specialmente se riguarda un genitore o un figlio (59,22%).
Considerando le risposte dei ragazzi notiamo che:
al [b] FIGLIO più del 43% RIMPROVERA. Solo il 9% consiglia di BERE MENO.
Nella veste di genitore i ragazzi si mostrano severi. Forse, nella sostanza vorrebbero questo anche dai loro genitori ed educatori. Meno stile amicale e più interesse reale, con la dovuta autorevolezza e severità. Il rimproverare era la voce più dura contemplata dal questionario. Vivendo noi spesso a fianco dei ragazzi, crediamo che prese di posizione ferme di genitori ed educatori attenti al loro bene  siano accettate e auspicate. Quel che loro, come tutti chiedono, è che questo parta da ascolto e attenzione per la persona.
Per il [d] AMICO c’è tolleranza. Il 27% rimprovera. Il 40% dei più grandi(4 e 5 classe, poco meno quelli di 2 e 3) consiglia di bere meno.
Anche il genitore da più del 30% viene rimproverato.
Se passiamo alle risposte degli adulti notiamo che i genitori nei confronti del FIGLIO al 60% cercano di conoscere meglio il problema:cioè non sanno. Se a questo si aggiunge il 21% che pensa di rivolgersi ad un medico abbiamo un quadro non esaltante. I genitori hanno pochi strumenti o conoscenze per potere affrontare il problema. Hanno bisogno di un adeguato aiuto e di entrare in sinergia proficua con insegnanti ed educatori. Infatti come risulta dalle risposte alla domanda successiva, credono nella prevenzione.


La nona domanda

Pensi che il problema dell’alcolismo si possa prevenire?

Gli adulti (70,87%) pensano che “il problema dell’alcolismo si possa prevenire”. I NO sono solo l’8% su tre possibilità di scelta. I giovani al 49,50% credono alla prevenzione. Abbiamo poi  il 36,76% di “NON SO” e il 13,72 di NO. E’, di poco, maggioritaria la componente dei ragazzi che ha perplessità o non crede in una soluzione. Questo rafforza la convinzione su espressa che i genitori aiutati e posti in sinergia con altri educatori possano, assieme ai ragazzi, individuare un percorso utile per affrontare il problema.
I pochi adulti che forniscono indicazioni sul come prevenire (“che cosa suggeriresti”), credono nella educazione e nella informazione.
I giovani indicano invece metodi coercitivi.


LA SOCIETA’ PUEROCENTRICA

I nostri ragazzi sono facilmente preda dell’alcol. In pochi sono stati addestrati a fare fronte alle difficoltà. La loro vita è stata toccata da pochi no, molti si e atteggiamenti accondiscendenti e facilitanti. Man mano che si rendono conto che fuori casa la vita può cambiare, a volte farsi ardua, faticano a trovare nello strumentario che conoscono e negli atteggiamenti abituali i mezzi per farvi fronte.


CONOSCERE E PREVENIRE

L’associazione potrà trarre delle chiare indicazioni sull’ambito di azione e sui destinatari, sulla tipologia degli interventi,  Ci sembrerebbe utile considerare una azione permanente di monitoraggio sulla situazione a Carpi Mirandola e di interventi educativi e formativi. Vista la situazione è necessario affiancare all’intervento sugli alcolisti una azione con iniziative permanenti di prevenzione e sensibilizzazione per proporre e radicare stili e atteggiamenti alternativi e non conformisti. Su questa vasta opera è bene raccordarsi e stimolare le varie agenzie presenti sul territorio. Infatti le conclusioni dell’indagine evidenziano l’urgenza di un intervento sulla formazione con intenti di tipo educativo e culturale. E’ necessario che genitori, insegnanti ed educatori con i ragazzi si relazionino in una comune e sinergica tessitura.


CONSIDERAZIONI FINALI

Riprendiamo l’indicazione sopracitata sulle percentuali molto alte riscosse dalla combinazione RABBIA + INDIGNAZIONE alla domanda n.2: quel che proponiamo è una consapevolezza unita ad una azione  di indirizzo sui ragazzi.
Nelle nostre città ,il sabato sera fiumane di giovani e ragazzi bivaccano nelle vie debordando dai locali  [a Bologna ad esempio,il sabato sera,Via Zamboni  è un unico vespaio di giovani  in bivacco. L’auto della polizia giunta sul luogo, preferisce fare marcia indietro].
Questi grandi assembramenti magmatici di giovani che si raccolgono fluendo attorno a birrerie e locali fanno pensare a quale possa essere il coagulo. Come e chi li indirizzi. Prevale negli adulti disinteresse, impotenza; in alcuni un ascolto strumentale dei ragazzi a fini di potere economico e politico. Gli adulti, se non in minima parte,  sono presenti come referenza autorevole e di indirizzo formativo.
E’ tra l’altro necessario ribaltare la nostra cultura giovanilistica: Non è bello e desiderabile unicamente porsi e proporsi una immagine giovane avanzando negli anni. Corpo e prestanza fisica sono solo una parte e non la principale del nostro essere. Per troppi anni e ancora oggi adulti e anziani si sono proposti con stili , apparenze e modalità improprie ( giovanilistiche ) per il loro status e la loro condizione esistenziale mettendosi in una relazione di subalternità verso chi ancora era  poco esperto della vita. Con ciò rinunciando al loro ruolo generazionale di formatori.
I ragazzi cercano una presenza matura, hanno bisogno di punti di riferimento. Il compito è quello di cambiare la nostra  presenza di adulti nelle dinamiche quotidiane. Passare dalla indifferenza e inazione ad un esserci vigile, di accompagnamento e di indirizzo nei comportamenti. Questo naturalmente non riguarda solo il comportamento verso l’alcol ma in genere la promozione di una responsabile autonomia.
L’opera quindi è sia verso i ragazzi che specularmente verso gli adulti. Per questi ultimi è necessario ritrovare la presenza esemplare, la consapevolezza del valore di una maturità che sappia essere tale.
I ragazzi cercano riferimenti mentre chiedono autonomia. Noi non possiamo abdicare al nostro ruolo di indirizzo nei loro confronti, dobbiamo pretendere comportamenti corretti e salutari. E’ pure necessaria un’azione ferma contro tutti coloro che sfruttano in modo disonesto e strumentale questo facile mercato che sono i ragazzi.
Per i giovani il condizionamento mediatico-culturale e dell’ambiente condiviso è forte. Lo sballo è per troppi normale. Per fortuna i sentimenti di inadeguatezza sono minoritari, sono superati abbondantemente da sentimenti di  indignazione e rabbia che evidenziano la presenza di energie vive da stimolare e guidare per un positivo cambiamento.  Questo è terreno fecondo. C’è la necessità di essere presenti e tessere assieme le risposte, ognuno nel proprio ruolo, con adeguato ascolto.