Il tempo e il limite tra esistenza e convenzione socioculturale
di Hazem Cavina
Il concetto di tempo è strettamente connesso alla condizione dell’essere umano nell’ambiente, nel senso che ogni essere esiste nella contemporaneità di un presente inafferrabile in cui passato e futuro sono orizzonti temporali inattuali che si spostano continuamente con il fluire continuo dell’attualità: “il tempo è definito come l’osservazione della realtà in base alla differenza tra passato e futuro. Ogni sistema esiste sempre e solo nel presente e contemporaneamente al proprio ambiente: in questo senso passato e futuro non sono punti di partenza o di arrivo, ma orizzonti di possibilità” (C. Baraldi, G. Corsi, E. Esposito, Luhmann in glossario, F. Angeli, 1997, pp. 222-224).
In questa ottica l’esistenza della persona avviene sempre nel tempo presente, nella contemporaneità; ciò che muta, con il mutamento socioculturale, è il significato e il senso che il tempo assume come percezione, ricordo e progettazione degli eventi (cfr. ivi).
In altri termini, data questa proprietà intrinseca dell’esistenza della specie nell’ambiente è la convenzione socioculturale, l’idea simbolicamente possibile ed attualizzata del tempo - per esempio come successione continua monodirezionale di istanti intersoggettivamente oggettivabili tramite la misurazione o come eternità in cui tutti i tempi coincidono (cfr. ivi) - che cambia, appunto, al cambiare della capacità e quindi delle possibilità simboliche.
Con l’evoluzione della umana capacità simbolica, dunque, il tempo non è più solamente proprietà intrinseca dell’esistenza ma idea collettivamente e singolarmente elaborata che, come tale, appartiene al piano di una virtualità che quando si occupa di interpretazione dell’ambiente diventa tempo nel senso della misurazione intersoggettivamente accertabile e della sequenzializzazione lineare dell’esistenza e che quando si sgancia completamente dall’ambiente diventa tempo contingente, sempre possibile altrimenti, in cui la distinzione tra passato, presente e futuro è funzione solo dell’idea attuale.
Lo stesso schema interpretativo sembra essere valido anche per il concetto di limite, che può essere interpretato come una proprietà dell’esistenza umana, legata alle caratteristiche materiali ed innate del singolo, sia in senso corporeo che in senso mentale. In questo senso il limite può essere inteso semplicemente come ciò che una persona svolge, il cui limite è rappresentato dal raggio d’azione e dalle capacità mentali esercitate.
In condizioni di maggiore evoluzione simbolica, dovuta a quel fenomeno che la socioterapia chiama deriva storica dei media, il limite si sgancia dalla materialità concreta ed immediata dell’azione per diventare potenzialità ideale che si esercita nella relazione con l’ambiente, ossia possibilità di attualizzare azioni materiali ed elaborazioni mentali tra quelle ritenute compatibili con l’ambiente in base alle conoscenze acquisite su di sé e sull’esterno.
Parallelamente alla dinamica evolutiva che caratterizza il concetto di tempo, anche per quello di limite si passa ad un grado di maggiore evoluzione simbolica e quindi di capacità virtuale in cui l’azione materiale e l’elaborazione mentale è possibile per il solo fatto di essere pensata, e il limite rimane legato non più alla relazione con l’ambiente ma alla sola capacità di immaginazione, il limite diventa limite delle capacità elaborative e creative.
In questo sta il parallelo evolutivo con il tempo inteso come proprietà intrinseca dell’esistenza materiale (il tempo presente, la contemporaneità) e con il tempo inteso come idea, nel senso che anche per il concetto di limite è possibile pensare ad un significato materialmente connesso all’esistenza che poi, in condizione di maggiori capacità, e quindi possibilità, simboliche diventa dapprima idea del potenzialmente attualizzabile e poi, in un maggiore grado di astrazione, viene a coincidere con la pura capacità elaborativa e creativa dell’uomo.
Viene così in evidenza che entrambi i concetti hanno nel più elevato grado di virtualità una connessione esistenziale fittizia, in cui il limite è funzione solo dell’elaborazione di un’ipotesi di limite del tutto virtuale ed il tempo tende ad assumere le caratteristiche di una apparente eternità presente in cui sono virtualmente possibili, e quindi presenti, sia il passato che il futuro.
In questo contesto socioculturale, in cui il virtuale tende a sovrapporsi al materiale creando un ambiente parallelo in cui sembra svolgersi una vita eternamente presente il cui solo limite è l’elaborazione di un’ipotesi su di essa ed in cui il materiale, la vita con le sue proprietà intrinseche ed in relazione ad un ambiente che esiste al di là della persona, sembra sfumare ineluttabilmente, le contraddizioni tra tempo e limite in termini simbolici e tempo e limite in termini materiali emergono sia a livello personale, sotto forma di disagi, sia a livello sociale, sotto forma di disastro ambientale, testimoniando così una irriducibilità sostanziale tra la vita, in quanto tale, ed il nostro sviluppo socioculturale che potrebbe imporre, come adattamento funzionale, un mutamento di fondo sia a livello microsociale che macrosociale.